Putin apre al rispetto del trattato New Start oltre la scadenza: Mosca rilancia il tema del controllo degli armamenti nucleari in piena tensione con l’Occidente
- piscitellidaniel
- 22 set
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Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a rispettare i principi del trattato New Start anche oltre la sua naturale scadenza, prevista per il 2026. Un annuncio che ha attirato l’attenzione internazionale, non solo perché riguarda l’ultimo accordo rimasto in vigore tra Stati Uniti e Russia sul controllo degli armamenti nucleari strategici, ma anche perché giunge in una fase di forte deterioramento dei rapporti tra Mosca e l’Occidente.
Il New Strategic Arms Reduction Treaty, firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitrij Medvedev, impone limiti al numero di testate nucleari strategiche schierate e ai vettori in grado di trasportarle, oltre a prevedere meccanismi di verifica reciproca. Rinnovato nel 2021 per cinque anni, il trattato scadrà nel febbraio 2026. In questi mesi era cresciuto il timore che il progressivo peggioramento delle relazioni potesse portare a un suo abbandono definitivo, lasciando il mondo privo di qualunque strumento di controllo sugli arsenali nucleari delle due principali potenze.
Putin ha invece affermato che Mosca continuerà a rispettarne i principi fondamentali, anche in assenza di un rinnovo formale, come segnale di responsabilità verso la stabilità internazionale. Ha sottolineato che la Russia non intende dare il via a una nuova corsa agli armamenti nucleari, pur mantenendo alta la vigilanza sulle mosse di Washington e dei suoi alleati. Una dichiarazione che, se da un lato suona come un gesto distensivo, dall’altro conferma la volontà del Cremlino di presentarsi come attore responsabile e garante dell’equilibrio strategico globale.
Il contesto resta però estremamente complesso. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, la cooperazione tra Mosca e Washington sul tema del controllo degli armamenti è praticamente congelata. La Russia aveva sospeso la partecipazione attiva alle ispezioni previste dal trattato, accusando gli Stati Uniti di voler approfittare delle disposizioni per ottenere informazioni utili dal punto di vista militare. Washington, dal canto suo, ha più volte denunciato la mancanza di trasparenza russa, segnalando il rischio che gli impegni di Mosca non fossero più rispettati.
L’apertura di Putin arriva quindi come un messaggio politico più che tecnico. Vuole indicare alla comunità internazionale che la Russia, nonostante la guerra in Ucraina e lo scontro con la Nato, non intende rinunciare del tutto agli strumenti di stabilità strategica. È un modo per sottolineare che Mosca resta una superpotenza nucleare consapevole della propria responsabilità, ma anche per mettere pressione sugli Stati Uniti, invitandoli implicitamente a un dialogo che finora non ha trovato sbocchi concreti.
Gli esperti di politica internazionale leggono la mossa in più chiavi. Da un lato, è un segnale rivolto ai Paesi emergenti e al cosiddetto Sud globale, che guardano con crescente preoccupazione al rischio di proliferazione nucleare e chiedono alle grandi potenze di mostrare responsabilità. Dall’altro, è anche un messaggio rivolto all’opinione pubblica interna, che deve percepire la Russia come un Paese forte, capace di difendere i propri interessi senza però apparire come irresponsabile sul piano globale.
La questione del controllo degli armamenti nucleari torna così al centro della scena. Dopo la fine della Guerra fredda, diversi trattati avevano contribuito a ridurre progressivamente gli arsenali e a stabilire un quadro di regole condivise. Negli ultimi anni, però, gran parte di questi accordi è stata smantellata: dal trattato INF, che vietava i missili a medio raggio, fino all’accordo Open Skies, che consentiva voli di ricognizione per monitorare i movimenti militari. Il New Start è rimasto l’ultimo baluardo di un sistema che rischia di dissolversi definitivamente.
La preoccupazione principale riguarda lo scenario post-2026. Se non verrà trovato un nuovo accordo, Stati Uniti e Russia saranno liberi di ampliare i propri arsenali senza limiti formali, aumentando il rischio di una nuova corsa nucleare. Inoltre, il panorama globale è mutato: la Cina, che non è parte del trattato, sta incrementando rapidamente le proprie capacità strategiche, e altre potenze regionali osservano con attenzione gli sviluppi. Per molti analisti, il futuro del controllo degli armamenti non potrà prescindere da un coinvolgimento più ampio, che includa anche Pechino e, possibilmente, altre potenze dotate di armi nucleari.
Per l’Europa, le parole di Putin rappresentano una notizia accolta con cauta speranza. La vicinanza geografica al conflitto in Ucraina e la dipendenza dalla stabilità nucleare tra Mosca e Washington rendono il continente particolarmente esposto. Un eventuale collasso del regime di controllo degli armamenti avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza europea, alimentando nuove tensioni e spingendo alcuni Paesi a chiedere ulteriori garanzie dalla Nato.
L’uscita di Putin, dunque, non risolve le tensioni ma offre uno spiraglio politico. Resta da vedere se Washington raccoglierà l’apertura o se prevarrà la linea dura, che considera impossibile ogni dialogo con Mosca fino a quando la guerra in Ucraina non avrà trovato una soluzione. Quel che appare chiaro è che il futuro del New Start sarà uno dei dossier più sensibili dei prossimi anni, capace di influenzare non solo i rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Russia, ma anche l’intero equilibrio strategico mondiale.

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