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Pressing USA al G7: spinta per dazi più alti contro Cina e India e stop al greggio russo

Il vertice del G7 si annuncia segnato da forti tensioni geopolitiche ed economiche, con gli Stati Uniti intenzionati a rilanciare la linea dura nei confronti della Cina e dell’India e a chiedere un rafforzamento delle misure contro la Russia, in particolare sul fronte delle esportazioni di greggio. Washington spinge perché i partner adottino un approccio più incisivo, introducendo dazi aggiuntivi e nuove restrizioni commerciali, nel tentativo di contenere la crescente influenza dei paesi emergenti e di aumentare la pressione sul Cremlino.


La proposta americana si inserisce in un contesto di crescente rivalità con Pechino, che continua a rafforzare la propria posizione nelle catene globali del valore e nel commercio internazionale. Gli Stati Uniti sostengono che le politiche industriali e gli incentivi statali cinesi creino distorsioni di mercato, penalizzando le imprese occidentali e minacciando la competitività a lungo termine. L’idea di innalzare i dazi, però, suscita perplessità tra alcuni partner europei, preoccupati per le ricadute sulle esportazioni e per il rischio di una spirale protezionistica.


Anche l’India è finita nel mirino delle pressioni americane. Sebbene sia considerata un alleato strategico in chiave anti-cinese, Nuova Delhi ha mantenuto una linea autonoma sulle relazioni con Mosca, aumentando negli ultimi due anni le importazioni di petrolio russo a prezzi scontati. Questa scelta ha irritato Washington, che vede minata l’efficacia delle sanzioni occidentali e teme che la Russia continui a finanziare la sua guerra in Ucraina grazie a nuovi sbocchi nei mercati asiatici.


Sul tavolo del G7 c’è dunque la questione cruciale del tetto al prezzo del greggio russo, introdotto nel 2022 ma sempre più aggirato da Mosca attraverso rotte alternative, compagnie di trasporto ombra e triangolazioni con paesi non allineati. Gli Stati Uniti chiedono misure più stringenti, tra cui un monitoraggio più severo delle spedizioni e possibili sanzioni secondarie contro chi favorisce l’export energetico russo. L’obiettivo è limitare in modo più incisivo le entrate di Mosca, che continua a destinare ingenti risorse al conflitto ucraino.


La posizione americana incontra sostegno parziale da parte di Regno Unito e Giappone, più allineati alla linea dura, mentre l’Unione Europea appare divisa. Alcuni Stati membri temono che ulteriori irrigidimenti possano aggravare i costi energetici, già elevati, e ridurre la competitività industriale. Altri, come i Paesi baltici e la Polonia, spingono invece per un approccio più determinato, in linea con la strategia statunitense.


Il vertice sarà anche l’occasione per discutere del ruolo delle catene di approvvigionamento critiche, in particolare per semiconduttori, terre rare e tecnologie verdi. Washington intende rafforzare la cooperazione tra i membri del G7 per ridurre la dipendenza da Pechino, proponendo nuovi incentivi per la rilocalizzazione delle produzioni e per la creazione di hub tecnologici all’interno del blocco occidentale. L’idea è costruire una rete di sicurezza economica che metta al riparo i settori strategici da eventuali shock geopolitici o da mosse coercitive della Cina.


La pressione degli Stati Uniti rischia però di accentuare le fratture all’interno del G7. Da un lato c’è chi condivide la necessità di adottare misure più dure per difendere la sicurezza economica e politica dell’Occidente; dall’altro c’è chi teme che un eccesso di rigidità possa compromettere le relazioni commerciali e innescare ritorsioni che danneggerebbero le economie già fragili. In mezzo, resta l’incognita di come reagiranno Cina e India a eventuali nuove misure: Pechino potrebbe rafforzare ulteriormente i legami con i paesi emergenti, mentre Nuova Delhi potrebbe irrigidire le proprie posizioni se percepisse le pressioni come un’ingerenza nella sua politica estera.


Il G7 si trova così di fronte a una sfida delicata: mantenere l’unità politica e rafforzare il fronte comune senza compromettere l’equilibrio economico dei singoli membri. L’iniziativa americana pone il blocco occidentale davanti alla scelta tra un ulteriore irrigidimento verso i rivali e il rischio di nuove tensioni interne, in un momento in cui la guerra in Ucraina e la transizione energetica richiedono risposte coordinate e coese.

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