Powell avverte: un taglio aggressivo dei tassi rischia di riaccendere l’inflazione
- piscitellidaniel
- 23 set
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Il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha ribadito con fermezza la linea di prudenza dell’istituto centrale statunitense in materia di politica monetaria. Intervenendo in un contesto di grande attesa sui mercati, Powell ha messo in guardia dal rischio che un taglio troppo aggressivo dei tassi di interesse possa compromettere gli sforzi compiuti negli ultimi anni per riportare l’inflazione sotto controllo.
Le parole del numero uno della Fed arrivano in un momento cruciale per l’economia americana e globale. Dopo mesi di politiche restrittive, che hanno portato i tassi ai livelli più alti degli ultimi due decenni, si moltiplicano le pressioni affinché l’istituto avvii una fase di allentamento. Le imprese e i mercati finanziari guardano con impazienza a una riduzione del costo del denaro che possa stimolare gli investimenti, ridare fiato ai consumi e sostenere la crescita. Tuttavia, Powell ha chiarito che ogni mossa dovrà essere calibrata con attenzione, evitando accelerazioni che potrebbero rivelarsi controproducenti.
Il principale timore della Fed è che un taglio drastico dei tassi provochi un ritorno delle pressioni inflazionistiche. Dopo aver toccato picchi oltre il 9% nel 2022, l’inflazione negli Stati Uniti si è progressivamente ridotta, avvicinandosi al target del 2%. Questo risultato è stato ottenuto grazie a una politica monetaria rigorosa, accompagnata da una parziale stabilizzazione dei prezzi energetici e delle catene di approvvigionamento globali. Ma il processo resta fragile: i salari in crescita, la tenuta del mercato del lavoro e i consumi interni ancora robusti potrebbero riaccendere la spirale inflazionistica se il costo del denaro venisse abbassato troppo velocemente.
Powell ha ricordato che la stabilità dei prezzi rimane la priorità assoluta della banca centrale. Senza un ancoraggio credibile delle aspettative inflazionistiche, ogni guadagno ottenuto finora rischierebbe di andare perduto, costringendo la Fed a un nuovo inasprimento in futuro, con conseguenze ancora più dure per l’economia. La linea tracciata dal presidente prevede quindi tagli graduali e progressivi, in funzione dei dati che arriveranno nei prossimi mesi sull’andamento dei prezzi, dei salari e della produzione industriale.
Il messaggio di Powell è stato accolto con cautela dai mercati. Gli investitori, che nelle ultime settimane avevano scommesso su una riduzione consistente già nelle prossime riunioni del Federal Open Market Committee, hanno dovuto rivedere le proprie aspettative. Le borse hanno reagito con volatilità, mentre i rendimenti dei titoli di Stato hanno registrato lievi oscillazioni, segno che gli operatori restano divisi sull’entità e sulla tempistica della prossima mossa della Fed.
Il dibattito negli Stati Uniti resta acceso. Da una parte, il mondo delle imprese e il settore immobiliare chiedono con forza un allentamento più deciso, denunciando il peso degli alti tassi di interesse sui mutui, sui prestiti e sugli investimenti. Dall’altra, economisti e osservatori mettono in guardia dal rischio di compromettere il percorso di rientro dell’inflazione, che è costato sacrifici sia alle famiglie sia alle imprese. La Fed si trova così a dover bilanciare due esigenze: sostenere la crescita senza perdere credibilità sul fronte della stabilità dei prezzi.
Un altro aspetto sottolineato da Powell riguarda il contesto internazionale. La politica monetaria americana ha effetti che vanno ben oltre i confini nazionali. Un taglio aggressivo dei tassi potrebbe indebolire il dollaro, stimolare i flussi di capitale verso i mercati emergenti e generare nuove pressioni inflazionistiche a livello globale. Allo stesso tempo, un eventuale rallentamento dell’economia statunitense avrebbe ricadute su Europa e Asia, già alle prese con sfide interne legate alla crescita modesta e alle tensioni geopolitiche.
Le parole di Powell riflettono anche la volontà di mantenere un approccio basato sui dati, senza farsi condizionare dalle pressioni politiche. Negli Stati Uniti, il dibattito sulla politica monetaria è sempre più intrecciato con la campagna elettorale, e non mancano voci che chiedono alla Fed di sostenere la crescita e l’occupazione per rafforzare la posizione del governo in carica. Powell ha però ribadito l’indipendenza dell’istituto, ricordando che il compito della banca centrale è garantire la stabilità economica di lungo periodo, anche a costo di scelte impopolari nel breve termine.
In prospettiva, la strategia delineata prevede dunque un allentamento cauto, con tagli contenuti e distribuiti nel tempo. Gli analisti si aspettano che la Fed possa ridurre i tassi di un quarto di punto per volta, monitorando attentamente gli effetti sul mercato del lavoro e sull’andamento dei prezzi. Qualsiasi accelerazione sarebbe valutata solo in caso di segnali chiari di rallentamento dell’economia, che al momento continua a mostrare una sorprendente resilienza.
Il discorso di Powell conferma che la battaglia contro l’inflazione non può dirsi conclusa. Pur avendo ottenuto progressi significativi, il rischio di una ripresa dei prezzi resta concreto e impone alla Federal Reserve di procedere con la massima cautela. Per i mercati e per le imprese, questo significa prepararsi a una fase di politica monetaria ancora restrittiva, anche se in graduale attenuazione, e a un contesto in cui la stabilità resta l’obiettivo prioritario rispetto alla crescita immediata.

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