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Pirelli: geopolitica, gomme intelligenti e Golden Power


Negli ultimi mesi ha rilevato nello scenario nazionale ed internazionale la celebre vicenda Pirelli. Si tratta di una vicenda finanziaria complessa, che vede diversi player sulla scacchiera internazionale contendersi il controllo della celebre azienda di Pneumatici, eccellenza italiana dell'Automotive e azienda strategica per la Nazione intera. L'azienda, in particolare, ha sviluppato una tecnologia proprietaria che permette alle nuove gomme di inviare alla centralina dell'auto dati su usura e pressione dello pneumatico, e proprio questa tecnologia rischia di rovinare gli export negli USA dell'azienda.



Il punto di partenza


Gli Stati Uniti stanno introducendo regole molto più severe sulla sicurezza informatica dei veicoli connessi. Il timore di Washington è che tecnologie integrate nelle auto possano diventare un punto di accesso per raccogliere dati sensibili o creare vulnerabilità.

Per questo motivo le autorità americane stanno osservando con attenzione le aziende tecnologiche legate a capitali cinesi.

Se un fornitore di tecnologia per auto viene considerato troppo influenzato da investitori cinesi, potrebbe incontrare ostacoli o limitazioni nell’accesso al mercato statunitense.

Per Pirelli questo rappresenta un rischio enorme, perché gli Stati Uniti sono uno dei mercati più importanti per l’industria automobilistica globale, rappresentando ancora oggi il 10% della produzione globale.



La Cina: la nuova potenza dell'automotive


D'altra parte, la produzione cinese di autoveicoli ha visto un'impennata negli ultimi anni, arrivando a ben oltre 30 milioni di veicoli, mentre quella USA si ferma ormai ai 10 miliioni di veicoli l'anno. In questo contesto, gli USA hanno varato, il 30 gennaio 2026, un regolamento restrittivo che impone alle aziende statunitensi di staccare la propria catena produttiva (nel digitale automotive) dal mercato Cinese.


I player nell'azienda


L'azienda, con un flottante di circa il 40%, non è ancora in mano completamente al mercato. Gli azionisti principali, che si contendono il controllo della società, sono Sinochem, gruppo chimico statale cinese, che detiene la maggioranza relativa con circa il 34% delle quote, e Camfin, una holding italiana guidata dall'imprenditore Marco Tronchetti Provera, che detiene circa il 25% e punta ad acquistare quote dal mercato per arrivare al 29%. Esisteva, in precedenza, un patto parasociale tra i due principali soci; alla scadenza del 30 gennaio 2026, però, tale patto non è stato rinnovato.

Resta ora da sentire il Golden Power italiano sulla faccenda.

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