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Piccoli pacchi extra Ue, chi e come sta evitando la mini tassa italiana da 2 euro

La mini tassa da 2 euro sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra Ue, introdotta con l’obiettivo dichiarato di coprire i costi amministrativi e rafforzare i controlli doganali, sta generando effetti inattesi nel commercio elettronico e nella logistica internazionale, con operatori e piattaforme che stanno individuando modalità per ridurre o aggirare l’impatto dell’onere sui flussi verso l’Italia. La misura si applica alle spedizioni di modesto valore provenienti da fuori dall’Unione europea, segmento cresciuto in modo esponenziale negli ultimi anni grazie alle piattaforme online che vendono beni a basso prezzo direttamente ai consumatori finali. L’introduzione del contributo fisso mira a riequilibrare le condizioni competitive tra operatori europei e soggetti extra Ue, spesso favoriti da costi di spedizione contenuti e da meccanismi fiscali più vantaggiosi, ma l’effetto concreto dipende dalla capacità di presidiare le modalità operative con cui le merci vengono immesse nel territorio nazionale.


Alcuni operatori stanno infatti riorganizzando le proprie catene logistiche per evitare che il pacco venga qualificato come spedizione diretta extra Ue verso l’Italia, facendo transitare la merce attraverso hub europei prima della consegna finale. In questo modo il bene, una volta sdoganato in un altro Stato membro, circola come spedizione intracomunitaria e non è soggetto alla mini tassa prevista per i pacchi provenienti direttamente da Paesi terzi. Si tratta di una strategia logistica che sfrutta le regole del mercato unico e la libertà di circolazione delle merci, riducendo l’impatto dell’onere sul prezzo finale per il consumatore. Altri operatori valutano soluzioni come l’aggregazione di più ordini in un’unica spedizione o l’assorbimento del costo nella struttura dei prezzi, modulando l’offerta per contenere l’effetto percepito dal cliente. Il risultato è un adattamento rapido del mercato a una misura che, pur formalmente semplice, si inserisce in un sistema complesso di flussi commerciali transfrontalieri.


La questione evidenzia le difficoltà di interventi nazionali su fenomeni globali come l’e-commerce, dove la rapidità di riorganizzazione delle piattaforme e la dimensione internazionale della logistica possono attenuare l’efficacia di misure pensate per incidere su specifiche categorie di spedizioni. Sul piano competitivo, il tema riguarda la tutela delle imprese europee e italiane rispetto a operatori che beneficiano di economie di scala e costi di produzione inferiori, ma sul piano operativo impone un coordinamento più ampio a livello comunitario per evitare distorsioni e triangolazioni. La mini tassa da 2 euro rappresenta quindi un tentativo di presidiare un segmento in forte crescita, ma il comportamento degli operatori dimostra come il commercio digitale sia capace di adattarsi rapidamente alle nuove regole, spostando i flussi e ridefinendo le rotte logistiche in funzione degli oneri e delle opportunità offerte dal quadro normativo.

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