Petrolio, scoperto un nuovo pozzo offshore in Angola: per Eni riserve stimate fino a 500 milioni di barili
- piscitellidaniel
- 16 feb
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Eni ha annunciato la scoperta di un nuovo pozzo offshore in Angola con risorse potenziali stimate fino a 500 milioni di barili di petrolio, un risultato che rafforza in modo significativo il profilo esplorativo del gruppo e consolida il ruolo strategico del Paese africano nel portafoglio upstream della società. Il ritrovamento è avvenuto in acque profonde, in un’area già oggetto di attività di ricerca e valutazione geologica, e conferma l’elevato potenziale del bacino angolano, considerato tra i più promettenti dell’Africa subsahariana. La scoperta rappresenta uno dei risultati più rilevanti degli ultimi anni per volume stimato e si inserisce in una strategia industriale che punta a combinare sviluppo di nuove riserve, efficienza operativa e selettività negli investimenti. Il contesto internazionale, caratterizzato da volatilità dei prezzi e da tensioni geopolitiche che influenzano i flussi energetici globali, rende particolarmente significativo ogni incremento delle riserve accertate, poiché rafforza la visibilità produttiva e la capacità di pianificazione nel medio-lungo periodo.
La stima preliminare di 500 milioni di barili riguarda le risorse in posto e dovrà essere confermata attraverso le successive fasi di appraisal, che comprendono ulteriori perforazioni, analisi dei dati sismici e test di produzione per valutare la qualità del greggio e la sostenibilità economica dello sviluppo. L’attività offshore in acque profonde richiede tecnologie avanzate, elevati standard di sicurezza e investimenti consistenti, ma consente anche di accedere a riserve di dimensioni significative in contesti geologici meno sfruttati rispetto alle aree mature. L’Angola rappresenta per Eni una presenza storica e consolidata, con infrastrutture già operative e partnership locali che facilitano l’integrazione dei nuovi progetti nel sistema produttivo esistente. Il rafforzamento della posizione nel Paese contribuisce inoltre alla diversificazione geografica delle fonti di approvvigionamento, elemento centrale in una fase in cui la sicurezza energetica resta un tema prioritario per governi e operatori industriali.
Sul piano economico, una scoperta di questa entità può incidere in modo rilevante sul valore degli asset e sulla capacità produttiva futura del gruppo, migliorando il profilo delle riserve e sostenendo la generazione di cassa nei prossimi anni. Allo stesso tempo, il progetto dovrà essere valutato alla luce delle politiche di transizione energetica che orientano le strategie delle grandi compagnie internazionali, chiamate a bilanciare investimenti in idrocarburi con lo sviluppo di fonti rinnovabili e tecnologie a basse emissioni. Per l’Angola, il nuovo pozzo rappresenta un’opportunità di rafforzamento delle entrate fiscali e di consolidamento del settore energetico come pilastro dell’economia nazionale, in un quadro nel quale il petrolio continua a svolgere un ruolo determinante nella bilancia commerciale. L’evoluzione del progetto dipenderà dai risultati tecnici delle prossime fasi e dalle condizioni di mercato, ma la scoperta conferma la centralità dell’esplorazione offshore nella strategia di Eni e il peso crescente dell’Africa tra le aree chiave per l’approvvigionamento energetico globale.

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