Pedro Sánchez rilancia il dibattito sul cambio dell’ora: «Spostare le lancette due volte all’anno non ha più senso»
- piscitellidaniel
- 23 ott 2025
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Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha riaperto il dibattito europeo sull’abolizione del cambio stagionale dell’ora, definendo ormai superata la pratica di spostare le lancette due volte all’anno. Nel suo intervento, ha sottolineato che l’attuale sistema, introdotto decenni fa per favorire il risparmio energetico, non risponde più alle condizioni economiche e tecnologiche del presente. La dichiarazione, diffusa sui canali ufficiali del governo, ha riportato al centro dell’agenda politica un tema rimasto in sospeso dal 2019, quando il Parlamento europeo aveva approvato una proposta di revisione poi rimasta senza seguito.
Il cambio tra ora legale e ora solare avviene tradizionalmente due volte l’anno: a marzo, con l’avanzamento di un’ora, e a ottobre, con il ritorno all’ora solare. La misura, adottata originariamente per risparmiare energia grazie a giornate più lunghe, è oggi considerata da molti osservatori priva di un reale impatto economico. Gli sviluppi tecnologici, l’efficienza energetica degli impianti e l’illuminazione a basso consumo hanno infatti ridotto notevolmente i vantaggi derivanti dallo spostamento dell’orario. Secondo Sánchez, mantenere un meccanismo ormai obsoleto significa perpetuare un’abitudine più simbolica che utile.
Il governo spagnolo intende promuovere la discussione in sede europea, chiedendo che la Commissione e il Consiglio tornino ad affrontare il tema per una decisione condivisa entro il 2026. L’iniziativa si inserisce in una più ampia riflessione sulle politiche energetiche e sociali dell’Unione, che mira a semplificare la vita dei cittadini e a uniformare le regole tra i Paesi membri. Il premier ha evidenziato come, oltre alla scarsa efficacia economica, il cambio dell’ora comporti effetti negativi sulla salute, in particolare disturbi del sonno, riduzione della concentrazione e difficoltà di adattamento nei giorni successivi alla variazione.
La posizione del governo spagnolo è supportata da diversi studi che hanno dimostrato come il risparmio energetico ottenuto con l’ora legale sia oggi marginale. Il consumo di energia elettrica non segue più il modello stagionale del secolo scorso, e l’aumento dell’uso di dispositivi digitali e sistemi di climatizzazione ha modificato in modo sostanziale la distribuzione dei consumi durante la giornata. Gli esperti sottolineano inoltre che la variazione oraria influisce sui ritmi circadiani, con conseguenze sulla produttività e sul benessere generale.
L’abolizione del cambio d’ora richiederebbe una decisione congiunta tra gli Stati membri dell’Unione europea. Attualmente, la normativa prevede che ogni Paese sposti le lancette l’ultima domenica di marzo e l’ultima di ottobre, ma consente una certa autonomia nell’eventuale adozione di un orario stabile. Il principale ostacolo politico resta la mancanza di uniformità tra le posizioni nazionali: alcuni Stati, come la Francia e l’Italia, preferiscono mantenere il sistema esistente, mentre altri, tra cui Spagna, Portogallo e Finlandia, chiedono di passare a un orario unico per tutto l’anno.
La questione non è solo tecnica ma anche simbolica. L’eliminazione del cambio stagionale rappresenterebbe una tappa di semplificazione amministrativa e un passo verso un’Europa più coerente nelle politiche del tempo e dell’energia. Tuttavia, i negoziati sono complessi, poiché un’eventuale abolizione richiederebbe un coordinamento stretto per evitare disallineamenti tra Paesi confinanti. Le imprese, i trasporti e le reti digitali, infatti, si basano su sincronizzazioni che non possono essere modificate unilateralmente.
In Spagna la proposta del governo ha suscitato un ampio consenso politico e sociale. Le principali associazioni economiche e ambientali hanno espresso sostegno all’iniziativa, ritenendola coerente con la modernizzazione del sistema produttivo e con le politiche di benessere individuale. Anche diversi esperti di cronobiologia hanno accolto favorevolmente la proposta, ricordando che un orario stabile favorisce la regolarità del sonno e migliora le performance cognitive.
Il rilancio della discussione da parte di Pedro Sánchez riporta così al centro dell’agenda europea un tema rimasto in sospeso per anni. Il superamento del doppio cambio annuale dell’ora si configura come una delle riforme simboliche ma significative che potrebbero contribuire a rendere l’Unione più uniforme, più efficiente e più vicina alla vita quotidiana dei cittadini.

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