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Paradisi fiscali, l’Ecofin aggiorna la lista: entra il Vietnam, escono Figi, Samoa e Trinidad e Tobago

L’Ecofin aggiorna la lista europea delle giurisdizioni non cooperative a fini fiscali introducendo il Vietnam tra i Paesi monitorati e rimuovendo Figi, Samoa e Trinidad e Tobago, in un passaggio che riflette l’evoluzione dei criteri di valutazione adottati dall’Unione europea per contrastare pratiche di concorrenza fiscale dannosa e rafforzare la trasparenza internazionale. L’elenco, periodicamente rivisto dai ministri delle Finanze dei Ventisette, rappresenta uno strumento politico e tecnico attraverso cui Bruxelles esercita pressione sulle giurisdizioni ritenute non allineate agli standard globali in materia di scambio di informazioni, tassazione equa e attuazione delle riforme concordate in sede Ocse, con effetti che possono incidere sulla reputazione finanziaria e sull’accesso ai capitali dei Paesi coinvolti.


L’ingresso del Vietnam nella lista segnala la presenza di criticità riscontrate nell’adeguamento ad alcuni parametri richiesti dall’Unione, in particolare per quanto riguarda la trasparenza fiscale e l’impegno a recepire integralmente le raccomandazioni internazionali contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento artificioso dei profitti. La decisione non implica automaticamente sanzioni dirette, ma comporta un rafforzamento della vigilanza e può tradursi in misure difensive da parte degli Stati membri, come limitazioni all’accesso a determinati fondi europei o l’applicazione di controlli più stringenti sulle transazioni finanziarie verso la giurisdizione interessata. Parallelamente, l’uscita di Figi, Samoa e Trinidad e Tobago dall’elenco riflette i progressi compiuti da questi Paesi nel recepire le richieste dell’Unione e nel conformarsi agli standard di cooperazione fiscale, dimostrando come la lista sia concepita anche come leva incentivante per stimolare riforme.


Il meccanismo europeo di monitoraggio si inserisce in un contesto globale in cui la lotta ai paradisi fiscali è diventata parte integrante delle politiche di contrasto all’elusione e all’evasione, soprattutto dopo l’introduzione di iniziative come la minimum tax globale e le nuove regole sulla tassazione delle multinazionali digitali. L’aggiornamento periodico della lista mira a mantenere credibilità e coerenza nell’azione dell’Unione, evitando che giurisdizioni con pratiche opache possano attrarre capitali sottraendoli alle basi imponibili dei Paesi membri. Al tempo stesso, il processo è oggetto di critiche da parte di chi ritiene che l’elenco non includa alcune realtà considerate problematiche o che la valutazione possa risentire di equilibri politici e negoziali.


Per le imprese europee e per gli operatori finanziari, l’inclusione o l’esclusione di un Paese dalla lista comporta implicazioni operative rilevanti, incidendo sulle strategie di investimento e sulla gestione delle strutture societarie internazionali. L’aggiornamento deciso dall’Ecofin conferma la volontà dell’Unione di utilizzare la leva fiscale come strumento di politica estera e di governance economica, in un quadro in cui la trasparenza e la cooperazione internazionale restano elementi centrali per la stabilità dei sistemi finanziari e per l’equità dei regimi tributari.

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