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Pannelli e Cbam, i costi di produzione possono aumentare fino al 12% e cambiano gli equilibri della filiera

L’applicazione del Cbam, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, è destinata a incidere in modo significativo sui costi di produzione dei pannelli, con aumenti stimati fino al 12% che rischiano di modificare in profondità gli equilibri della filiera industriale. Il Cbam nasce con l’obiettivo di evitare il fenomeno del carbon leakage, imponendo un costo alle emissioni incorporate nei prodotti importati da Paesi con standard ambientali meno stringenti rispetto a quelli europei. Nel settore dei pannelli, caratterizzato da catene del valore globali e da una forte dipendenza da materie prime e semilavorati provenienti dall’estero, l’impatto del nuovo meccanismo si traduce in un incremento diretto dei costi, che le imprese si trovano a dover assorbire o trasferire a valle lungo la catena produttiva.


Il peso del Cbam sui pannelli deriva in larga misura dall’elevata intensità energetica dei processi produttivi e dall’utilizzo di materiali la cui produzione è associata a emissioni significative. Acciaio, alluminio e altri componenti chiave rappresentano una quota rilevante dei costi e sono direttamente coinvolti nel perimetro del meccanismo europeo. L’introduzione dell’obbligo di contabilizzare e compensare le emissioni incorporate comporta per le aziende un aggravio che, secondo le stime, può arrivare a incidere fino al 12% sui costi complessivi di produzione. Questo aumento non è uniforme, ma varia in funzione dell’origine delle forniture, dell’efficienza dei processi e della capacità delle imprese di dimostrare un minore contenuto di carbonio nei prodotti importati.


L’effetto del Cbam si inserisce in un contesto già complesso per il settore dei pannelli, che negli ultimi anni ha dovuto fronteggiare una forte volatilità dei prezzi delle materie prime, tensioni sulle catene di approvvigionamento e una crescente pressione competitiva da parte dei produttori extraeuropei. L’aumento dei costi legato al carbonio rischia di accentuare queste difficoltà, soprattutto per le imprese che operano su margini ridotti e che faticano a trasferire gli aumenti di prezzo ai clienti finali. In un mercato altamente competitivo, anche variazioni percentuali relativamente contenute possono tradursi in una perdita di competitività, soprattutto nei segmenti più sensibili al prezzo.


Dal punto di vista industriale, il Cbam agisce come un potente incentivo a rivedere le strategie di approvvigionamento e di produzione. Le imprese sono spinte a valutare fornitori con standard ambientali più elevati o a investire direttamente in processi produttivi meno emissivi, con l’obiettivo di ridurre l’impatto del meccanismo sui costi. Tuttavia, questi investimenti richiedono tempo e risorse significative, che non tutte le aziende sono in grado di mobilitare rapidamente. Il rischio è che nel breve periodo il Cbam produca un effetto di compressione dei margini, mentre nel medio-lungo termine favorisca una ristrutturazione della filiera, premiando gli operatori più efficienti e penalizzando quelli meno preparati alla transizione ambientale.


L’aumento dei costi di produzione dei pannelli ha ripercussioni anche sui settori a valle, in particolare su edilizia, infrastrutture e manifattura, che utilizzano questi prodotti come input fondamentali. Un incremento fino al 12% dei costi può riflettersi sui prezzi finali, contribuendo a una pressione inflazionistica in comparti già sottoposti a tensioni sui costi. Questo aspetto alimenta il dibattito sull’equilibrio tra obiettivi ambientali e competitività industriale, soprattutto in una fase in cui l’Europa cerca di conciliare la transizione ecologica con la necessità di mantenere una base produttiva solida. Il Cbam diventa così uno strumento centrale della politica industriale europea, ma anche una fonte di potenziali criticità per le imprese più esposte alla concorrenza internazionale.


Un ulteriore elemento di complessità riguarda la gestione amministrativa del meccanismo. Le aziende devono dotarsi di sistemi di tracciabilità e rendicontazione delle emissioni incorporate, affrontando costi organizzativi e burocratici aggiuntivi. Per le piccole e medie imprese della filiera dei pannelli, questi oneri possono risultare particolarmente gravosi, perché richiedono competenze tecniche e risorse dedicate. L’impatto complessivo del Cbam non si limita quindi al costo diretto del carbonio, ma include anche una serie di costi indiretti che contribuiscono ad aumentare il peso complessivo sul sistema produttivo.


Nel quadro europeo, l’introduzione del Cbam sui pannelli viene presentata come uno strumento necessario per garantire condizioni di concorrenza più eque e per sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni. Tuttavia, la sua applicazione concreta mette in luce le difficoltà di tradurre obiettivi climatici ambiziosi in regole operative che non penalizzino eccessivamente la competitività industriale. L’aumento dei costi fino al 12% rappresenta una soglia significativa, che può incidere sulle decisioni di investimento, sulle strategie di prezzo e sulla localizzazione delle attività produttive.


Il settore dei pannelli si trova così al centro di una fase di adattamento forzato, in cui il Cbam agisce come fattore di cambiamento strutturale. Le imprese sono chiamate a rivedere modelli produttivi e catene di fornitura, mentre i mercati devono assorbire un aumento dei costi che potrebbe ridisegnare gli equilibri competitivi. In questo scenario, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere diventa non solo uno strumento ambientale, ma anche un elemento chiave nella ridefinizione delle politiche industriali europee e nella capacità del sistema produttivo di affrontare una transizione che combina sostenibilità, competitività e resilienza economica.

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