Onu: serviranno sette anni per rimuovere le macerie a Gaza
- piscitellidaniel
- 18 feb
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Le Nazioni Unite stimano che saranno necessari almeno sette anni per rimuovere i detriti accumulati nella Striscia di Gaza a seguito dei bombardamenti e delle operazioni militari che hanno devastato interi quartieri, lasciando un’eredità materiale e ambientale di proporzioni straordinarie. La valutazione dell’Onu non si limita a quantificare il volume delle macerie, ma evidenzia la complessità logistica, tecnica e finanziaria di un’operazione che richiederà mezzi pesanti, coordinamento internazionale e condizioni minime di sicurezza per poter essere avviata su larga scala. L’area interessata presenta edifici crollati, infrastrutture distrutte, strade impraticabili e una contaminazione diffusa da residui bellici, elementi che rendono la rimozione dei detriti un passaggio preliminare imprescindibile per qualsiasi piano di ricostruzione.
Secondo le agenzie umanitarie, la quantità di materiale da smaltire supera di gran lunga le capacità ordinarie di gestione dei rifiuti di un territorio già fragile prima del conflitto. Oltre al cemento e all’acciaio, tra le macerie sono presenti materiali potenzialmente pericolosi, inclusi residui di esplosivi e sostanze nocive che richiedono procedure specializzate per essere trattate in sicurezza. La rimozione non è soltanto una questione di pulizia urbana, ma un’operazione di bonifica che incide sulla salute pubblica, sulla sicurezza dei civili e sulla possibilità di ripristinare servizi essenziali come reti idriche, elettriche e sanitarie. In assenza di un intervento strutturato, le macerie rischiano di ostacolare per anni il ritorno alla normalità, aggravando una crisi umanitaria già drammatica.
Il dato dei sette anni riflette anche le difficoltà legate all’accesso dei materiali e dei mezzi necessari, condizionato da vincoli politici e di sicurezza. La ricostruzione di Gaza presuppone un contesto di stabilità che consenta l’ingresso di squadre tecniche, macchinari e finanziamenti internazionali, in un quadro nel quale le tensioni tra le parti coinvolte rendono complessa qualsiasi pianificazione a lungo termine. Le organizzazioni internazionali sottolineano che la fase di rimozione dei detriti rappresenta il primo anello di una catena molto più ampia che include ricostruzione abitativa, riattivazione delle infrastrutture e rilancio delle attività economiche.
L’impatto ambientale della distruzione è un ulteriore elemento di preoccupazione, poiché l’accumulo di macerie e la dispersione di polveri sottili e sostanze chimiche possono compromettere suolo e falde acquifere. La gestione sostenibile dei detriti richiederà soluzioni innovative di riciclo e riutilizzo dei materiali, riducendo al minimo il conferimento in discarica in un territorio dalle dimensioni limitate. La stima dell’Onu mette in evidenza la portata sistemica della devastazione e la necessità di un impegno coordinato e di lungo periodo da parte della comunità internazionale per affrontare non solo l’emergenza immediata, ma le conseguenze strutturali di un conflitto che ha inciso profondamente sul tessuto urbano e sociale della Striscia.

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