Onu denuncia la Corea del Nord: boom di esecuzioni e pena di morte per chi guarda film stranieri
- piscitellidaniel
- 12 set
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Il nuovo rapporto delle Nazioni Unite sulla Corea del Nord traccia un quadro drammatico e allarmante della situazione dei diritti umani nel Paese guidato da Kim Jong-un. Secondo quanto denunciato, negli ultimi anni si è registrato un forte aumento delle esecuzioni capitali, applicate anche per reati che non hanno nulla a che vedere con la sicurezza nazionale o la criminalità comune. Tra i comportamenti puniti con la pena di morte figurano persino la visione e la diffusione di film stranieri, un segnale del crescente controllo sociale esercitato dal regime e della volontà di isolare ulteriormente la popolazione da ogni influenza esterna.
Il documento, frutto di testimonianze di disertori, rapporti di organizzazioni non governative e fonti interne difficili da verificare direttamente per via dell’opacità del regime, mette in luce una sistematica violazione dei diritti fondamentali. L’Onu sottolinea che il numero di esecuzioni è in aumento rispetto agli anni precedenti, con casi registrati non solo per attività considerate illegali dal regime, ma anche per comportamenti che in qualunque altro Paese sarebbero percepiti come parte della vita quotidiana. Guardare una serie televisiva sudcoreana o un film di Hollywood può tradursi in un verdetto capitale, spesso eseguito in pubblico con lo scopo di intimorire la popolazione.
Il fenomeno si inserisce in una strategia più ampia di repressione culturale. Kim Jong-un e la leadership nordcoreana vedono nella diffusione di contenuti esteri una minaccia diretta alla stabilità del regime, in quanto capaci di mostrare uno stile di vita alternativo e più libero rispetto alle rigidissime regole imposte. L’arrivo clandestino di chiavette USB contenenti film, musica o programmi televisivi provenienti dalla Corea del Sud, dalla Cina o dagli Stati Uniti rappresenta per molti cittadini un raro contatto con il mondo esterno, ma comporta rischi altissimi.
Secondo il rapporto Onu, le esecuzioni vengono utilizzate anche come strumento di propaganda interna. I processi, quando si svolgono, sono sommari e privi delle più elementari garanzie di difesa. In molti casi non esistono documenti ufficiali sulle sentenze, e la condanna viene eseguita in tempi rapidissimi. Le famiglie delle persone giustiziate subiscono spesso ulteriori persecuzioni: vengono stigmatizzate, private di beni essenziali o deportate in campi di lavoro.
La comunità internazionale ha reagito con indignazione. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ha chiesto che si avvii un’inchiesta approfondita e indipendente sulle violazioni in atto, sottolineando che l’uso della pena di morte per reati non violenti costituisce una palese violazione del diritto internazionale. Stati Uniti, Unione Europea e diversi governi asiatici hanno espresso condanna, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione su un Paese che continua a sottrarsi a ogni forma di trasparenza.
Le testimonianze raccolte da chi è riuscito a fuggire dalla Corea del Nord raccontano scenari agghiaccianti. Alcuni disertori hanno riferito di aver assistito a esecuzioni pubbliche di giovani accusati di aver condiviso contenuti audiovisivi provenienti dall’estero. Altri hanno parlato di intere comunità costrette ad assistere a queste esecuzioni come monito, con l’obiettivo di rafforzare il clima di paura e di impedire qualsiasi tentativo di resistenza culturale.
Il rapporto mette in evidenza anche l’inasprimento delle misure di controllo durante la pandemia di Covid-19. Il regime ha utilizzato l’emergenza sanitaria come ulteriore pretesto per chiudere i confini e limitare ancor più i contatti con l’esterno. Ciò ha reso più difficile l’ingresso di informazioni dall’estero, ma ha anche accresciuto il valore e il rischio di chi prova a diffondere clandestinamente contenuti culturali alternativi.
La questione della pena di morte per chi guarda film stranieri si intreccia con il tema più ampio dell’isolamento nordcoreano. Mentre gran parte del mondo vive immerso nella globalizzazione e nell’accesso istantaneo a internet e ai media, la popolazione nordcoreana continua a vivere in una realtà rigidamente controllata, dove ogni forma di curiosità verso l’esterno viene criminalizzata. Questo paradosso alimenta ulteriormente le tensioni sociali e crea una distanza sempre più marcata tra il regime e il desiderio di apertura della popolazione, soprattutto delle giovani generazioni.
Il nuovo rapporto Onu rappresenta dunque un atto di denuncia che intende richiamare la comunità internazionale alla responsabilità di non lasciare isolata la questione nordcoreana. Nonostante la difficoltà di intervenire direttamente, mantenere alta la pressione diplomatica e mediatica è visto come un passo essenziale per evitare che le violazioni dei diritti umani continuino nell’indifferenza.
La vicenda delle esecuzioni per la visione di film stranieri diventa così emblema di un Paese che utilizza la pena di morte non solo come strumento di giustizia, ma come mezzo di repressione culturale e politica. Una realtà che interroga le coscienze internazionali e che riporta al centro del dibattito la fragilità di un popolo costretto a vivere sotto un regime che punisce perfino la curiosità di guardare oltre i propri confini.

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