Oltre 4,1 miliardi di euro tra furti e perdite nel commercio moderno: cresce l’allarme sicurezza nella grande distribuzione
- piscitellidaniel
- 5 nov
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Il commercio moderno italiano affronta un fenomeno in preoccupante crescita: furti, ammanchi e frodi che nel 2024 hanno generato perdite superiori a 4,1 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati più recenti elaborati da centri di ricerca e associazioni di categoria del settore retail, che evidenziano una tendenza in aumento rispetto all’anno precedente e un impatto significativo sulla sostenibilità economica delle imprese. A pesare non sono solo i furti da parte dei clienti, ma anche le irregolarità interne, le frodi lungo la filiera logistica e i danni derivanti dalla contraffazione. Un quadro complesso che mette al centro la necessità di nuove strategie di prevenzione e di investimenti mirati in sicurezza tecnologica.
Il valore delle perdite, definito nel settore come “shrinkage”, rappresenta circa l’1,4% del fatturato complessivo del commercio moderno. Il dato si traduce in un peso economico rilevante per la grande distribuzione organizzata, la cui redditività media è spesso inferiore a tale percentuale. In pratica, ogni cento euro di vendite, oltre uno viene perso a causa di furti, errori gestionali o frodi. Le aziende del comparto alimentare, elettronico, moda e cosmetica sono tra le più colpite, con un incremento dei casi di sottrazioni nei punti vendita fisici e una crescente incidenza delle truffe digitali legate ai canali e-commerce.
Secondo le analisi, oltre il 60% delle perdite è imputabile ai furti realizzati direttamente nei negozi, sia da parte dei clienti che del personale interno. Il restante 40% è dovuto a inefficienze logistiche, errori di gestione del magazzino, mancanze nelle consegne e falsificazioni dei prodotti. Tra gli articoli più sottratti figurano beni ad alto valore e facile rivendibilità, come profumi, cosmetici, alcolici, abbigliamento di marca, piccoli elettrodomestici e generi alimentari pregiati. Si tratta di categorie che uniscono domanda costante e facilità di occultamento, elementi che rendono difficile il controllo anche nei punti vendita più strutturati.
La diffusione di furti e microcriminalità nei negozi è un fenomeno che ha assunto dimensioni strutturali. Le aziende segnalano un incremento degli episodi violenti e un deterioramento del clima di sicurezza per i lavoratori, in particolare nelle grandi catene e nei supermercati. Le organizzazioni del settore stimano che ogni giorno in Italia si verifichino oltre 600 furti ai danni dei punti vendita della distribuzione moderna, con un danno medio stimato tra i 300 e i 400 euro per episodio. Un dato che non tiene conto dei costi indiretti legati alla gestione delle controversie, alla sicurezza privata e all’adozione di misure di prevenzione.
L’elemento più critico riguarda il cambiamento del profilo dei responsabili. Se in passato il fenomeno era prevalentemente legato a episodi occasionali, oggi cresce la presenza di gruppi organizzati, spesso collegati a reti di ricettazione e commercio parallelo. Queste bande operano con tecniche sofisticate, utilizzando dispositivi per eludere i sistemi antitaccheggio o interferire con i sensori elettronici. La criminalità organizzata, in alcuni casi, sfrutta canali online per la rivendita dei prodotti sottratti, generando un doppio danno: economico per le imprese e reputazionale per i marchi coinvolti.
Parallelamente, si registra un aumento delle frodi interne, che rappresentano una quota crescente delle perdite totali. Manipolazioni nei sistemi di cassa, falsi resi, errori volontari nella gestione delle scorte e appropriazioni indebite sono alcune delle pratiche più diffuse. Gli esperti del settore sottolineano che la formazione del personale e l’introduzione di controlli automatizzati rappresentano strumenti indispensabili per contrastare questa forma di rischio, spesso più subdola e difficile da individuare rispetto al furto esterno.
Le aziende della grande distribuzione stanno reagendo investendo in tecnologie di sorveglianza avanzate e in sistemi digitali di tracciabilità. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla sicurezza permette oggi di monitorare in tempo reale i comportamenti sospetti dei clienti e di segnalare anomalie nei flussi di magazzino. Le telecamere intelligenti, integrate con software di analisi predittiva, consentono di identificare schemi ricorrenti e di prevenire gli episodi più gravi. Allo stesso tempo, le catene più grandi stanno sperimentando soluzioni basate sulla blockchain per garantire la trasparenza della filiera e ridurre le manipolazioni sui dati di inventario.
Anche la collaborazione con le forze dell’ordine è stata rafforzata, attraverso protocolli di intesa che facilitano la condivisione di informazioni e la gestione dei casi più complessi. Le associazioni di categoria hanno chiesto un inasprimento delle pene per i reati di furto nei punti vendita, sottolineando l’impatto economico e sociale che tali fenomeni generano. Il danno cumulativo non colpisce solo le aziende, ma anche i consumatori: secondo le stime, la perdita complessiva si traduce in un rincaro medio dei prezzi al dettaglio dello 0,7% all’anno, un costo che ricade indirettamente sull’intera collettività.
Un capitolo a parte riguarda l’evoluzione dei furti legati al commercio online. Con la crescita dell’e-commerce, si è registrato un incremento delle truffe digitali, dei rimborsi fraudolenti e dei furti lungo la catena di consegna. I dati mostrano che una parte sempre più consistente delle perdite avviene nelle fasi di spedizione e ricezione, dove si verificano manomissioni dei pacchi e falsi reclami. Le società di logistica stanno rafforzando i controlli sui magazzini e introducendo sigilli digitali e codici di tracciamento biometrico per ridurre i margini di frode.
L’impatto economico del fenomeno sul sistema Paese è rilevante anche in termini fiscali e occupazionali. Le perdite da furti e ammanchi riducono la redditività delle imprese, ostacolano gli investimenti e compromettono la competitività del commercio organizzato. Gli operatori del settore chiedono da tempo una strategia coordinata tra imprese, istituzioni e forze di sicurezza per affrontare la questione non solo come un problema di ordine pubblico, ma anche come un tema industriale e sociale. La tutela del commercio moderno, infatti, non riguarda soltanto la protezione dei beni, ma anche la difesa dei posti di lavoro, della trasparenza e della legalità.
Il fenomeno dello shrinkage, oggi in crescita costante, impone quindi una riflessione più ampia sulla sicurezza nel retail e sull’impatto della digitalizzazione dei consumi. La grande distribuzione si trova al crocevia tra innovazione tecnologica e nuove forme di rischio, in un contesto economico in cui la lotta alle perdite non rappresenta solo una questione di efficienza, ma una condizione necessaria per la sostenibilità futura dell’intero comparto.

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