Occupazione 2025: nuove figure professionali e il declino del lavoro routinario
- Giuseppe Politi

- 8 giu
- Tempo di lettura: 3 min
Il mercato del lavoro italiano nel 2025 è profondamente mutato rispetto a pochi anni fa. Alla trasformazione digitale e all’automazione si aggiungono nuove esigenze produttive, dinamiche demografiche complesse, transizione ecologica e ridefinizione del concetto stesso di lavoro. Il risultato è un mercato segmentato, fluido, in continua ristrutturazione, in cui le figure professionali emergenti si impongono, mentre le mansioni routinarie perdono centralità o scompaiono.
Uno dei tratti più evidenti è il declino strutturale del lavoro amministrativo tradizionale. Segretarie, contabili, archivisti, operatori dati: figure un tempo centrali oggi subiscono una contrazione progressiva, sostituite da software gestionali, sistemi di automazione documentale e intelligenza artificiale. Le imprese cercano efficienza e precisione, riducendo la dipendenza da competenze statiche.
In parallelo, crescono le professioni tecniche e digitali. Data analyst, sviluppatori, esperti in cyber security, ingegneri dell’intelligenza artificiale, sistemisti cloud, progettisti di interfacce utente: questi ruoli sono oggi tra i più richiesti, anche dalle PMI. Tuttavia, il divario tra domanda e offerta è ampio: il sistema educativo e la formazione professionale non riescono ancora a fornire i volumi necessari, creando una vera e propria “carestia di talenti”.
Altro comparto in espansione è quello legato alla sostenibilità. Energy manager, progettisti ambientali, consulenti ESG, esperti in economia circolare e rigenerazione urbana entrano stabilmente nella struttura occupazionale. La transizione green, lungi dall’essere solo un imperativo etico, genera occupazione qualificata, trasversale, con forte orientamento interdisciplinare.
Il settore sanitario e assistenziale, spinto dall’invecchiamento demografico, si amplia in modo continuo. Ma a fianco dei medici e degli infermieri tradizionali, emergono nuove figure: tecnici di telemedicina, operatori digitali della salute, fisioterapisti domiciliari, consulenti per il benessere integrato. Anche il mondo della salute evolve in senso tecnologico e relazionale.
Sul versante della produzione, la figura dell’operaio cambia pelle. Non scompare, ma si evolve: operatore 4.0, manutentore specializzato in robotica, addetto alla logistica smart, programmatore di macchine a controllo numerico. Il lavoro manuale si ibrida con il digitale, e richiede competenze tecniche aggiornate, oltre a capacità di problem solving e gestione della complessità.
L’istruzione e la formazione vivono a loro volta una metamorfosi. Accanto a docenti e formatori tradizionali, nascono profili legati all’e-learning, all’instructional design, alla produzione di contenuti educativi interattivi e alla gamification. L’apprendimento continuo (lifelong learning) diventa una necessità per ogni lavoratore, non più un optional per pochi.
Nel settore dei servizi, compaiono nuove figure ibride: consulenti di sostenibilità per le imprese, gestori di comunità energetiche locali, esperti in turismo esperienziale, facilitatori digitali per gli enti pubblici. Il valore aggiunto non è più nella mansione in sé, ma nella capacità di creare connessioni, interpretare i bisogni e personalizzare le soluzioni.
Infine, muta anche la natura stessa dell’occupazione. Crescono le collaborazioni freelance, le micro-attività imprenditoriali, il lavoro da remoto e le piattaforme digitali. Il tempo pieno a tempo indeterminato non è più lo standard: aumenta la flessibilità, ma anche l’insicurezza. I giovani professionisti tendono a costruire carriere modulari, a cavallo tra competenze diverse e settori molteplici.
L’Italia, in questo quadro, deve affrontare una sfida duplice: da un lato formare nuovi lavoratori capaci di affrontare le professioni emergenti; dall’altro accompagnare chi svolge mansioni in via di obsolescenza in un percorso di riconversione reale. Politiche attive, formazione personalizzata e valorizzazione del capitale umano sono le uniche vie per evitare una polarizzazione insostenibile tra lavoratori “di serie A” e “di serie B”.
Il lavoro non sparisce. Cambia. E chi saprà interpretare il cambiamento, oggi, ne sarà protagonista domani.




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