Nord e Sud: il divario che frena lo sviluppo
- Giuseppe Politi

- 17 set
- Tempo di lettura: 1 min
L’Italia resta un Paese a due velocità. Da un lato il Nord, trainato da manifattura, innovazione e internazionalizzazione; dall’altro il Sud, che nonostante alcuni segnali di dinamismo continua a scontare ritardi storici. Questa frattura non è soltanto economica, ma anche sociale, infrastrutturale e culturale.
Il Mezzogiorno soffre di carenza di infrastrutture materiali e digitali, di un capitale umano spesso costretto a emigrare, di tassi di disoccupazione più elevati e di una pubblica amministrazione meno efficiente. Ciò rende più difficile attrarre investimenti esteri e stimolare lo sviluppo locale. Anche i fondi europei, seppur cospicui, non sempre vengono spesi con efficacia a causa di procedure complesse e capacità progettuali limitate.
Eppure, il Sud possiede potenzialità enormi: risorse naturali, patrimonio culturale e turistico, spazi per le energie rinnovabili, eccellenze agroalimentari. Alcune aree hanno dimostrato che il cambiamento è possibile: si pensi ai poli tecnologici di Napoli, alle filiere agroalimentari della Puglia, alle esperienze di turismo sostenibile in Sicilia e Sardegna.
Colmare il divario Nord-Sud non è solo un’esigenza di equità sociale, ma una condizione necessaria per la crescita dell’intero Paese. Un’Italia spaccata non potrà mai esprimere appieno il suo potenziale. Servono quindi investimenti mirati, riforme strutturali, un’efficiente gestione dei fondi europei e un rafforzamento del capitale umano locale. Solo così il Sud potrà diventare un motore di crescita e non più un freno allo sviluppo nazionale.




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