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Nord e Sud: due Italie, un’unica sfida di coesione

Il divario territoriale tra Nord e Sud resta la principale frattura dello sviluppo italiano. I dati sono impietosi: PIL pro capite dimezzato, tasso di occupazione al 46% nel Mezzogiorno contro il 68% del Nord, dispersione scolastica ancora elevata. Ma il vero rischio non è economico, è sociale: la desertificazione demografica del Sud, l’emigrazione dei giovani, la disillusione sistemica. Nonostante i fondi europei e i progetti del PNRR, il moltiplicatore locale resta basso. Le ragioni sono note: carenza di capacità amministrativa, contesto infrastrutturale inadeguato, diffidenza verso l’iniziativa privata. Eppure, ci sono segnali di speranza: hub tecnologici a Catania e Napoli, filiere agroindustriali d’eccellenza, start-up innovative. Il problema non è solo il “dove” investire, ma il “come”: politiche place-based, incentivi legati a impatti reali, pubblico-privato coordinato. Il Sud non deve essere solo aiutato: deve essere messo in condizione di auto-produrre sviluppo. E il Nord non può crescere davvero se il Sud arretra.

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