Mutui e famiglie: il peso del caro-tassi
- Giuseppe Politi

- 24 set
- Tempo di lettura: 2 min
Il mercato immobiliare italiano si trova oggi a fare i conti con una delle variabili più destabilizzanti: l’aumento dei tassi d’interesse. Nel giro di due anni, i mutui a tasso variabile hanno visto crescere le rate mensili anche del 40%, generando difficoltà crescenti per centinaia di migliaia di famiglie. L’impatto non è solo economico, ma anche sociale, poiché incide sulla capacità di pianificazione, sui consumi e perfino sulla natalità.
Le banche hanno continuato a erogare mutui, ma la domanda si è contratta. Le famiglie con redditi medio-bassi, già colpite dall’inflazione, rinunciano all’acquisto della casa o rimandano la decisione in attesa di tempi migliori. Quelle che avevano scelto tassi variabili ora si trovano strette in una morsa, con rate che spesso assorbono più del 40% del reddito disponibile. La surroga verso tassi fissi risulta complicata, perché nel frattempo anche le condizioni di partenza si sono irrigidite.
Il risultato è un mercato immobiliare spaccato: dinamico nelle grandi città, dove la domanda rimane sostenuta da investitori istituzionali e stranieri, stagnante nelle aree periferiche e nei piccoli centri. A Milano, Roma e Bologna i prezzi hanno continuato a salire, mentre in altre province si osserva un calo delle compravendite.
Parallelamente, si è sviluppato un segmento innovativo: quello dei mutui green. Le direttive europee sull’efficienza energetica e gli incentivi fiscali hanno favorito prodotti finanziari destinati a chi acquista o ristruttura immobili ad alte prestazioni. Questo ha dato respiro a un settore in crisi, aprendo la strada a nuove forme di finanziamento legate alla sostenibilità.
La questione non è solo finanziaria, ma culturale. In Italia la casa rappresenta un bene rifugio, un elemento identitario. Vedere messa in discussione questa certezza crea insicurezza e frena i consumi. L’impatto sui giovani è particolarmente significativo: l’età media del primo acquisto immobiliare si è alzata ulteriormente, mentre cresce la quota di chi sceglie l’affitto a lungo termine.
Per affrontare il caro-tassi servono politiche mirate. Si discute di allungamento della durata dei mutui, di moratorie temporanee per famiglie in difficoltà, di nuove formule di garanzia pubblica. Il rischio è che senza interventi si alimenti un circolo vizioso: calo delle compravendite, stagnazione del settore edilizio e riduzione della crescita economica.
Il mutuo, da strumento di inclusione e costruzione patrimoniale, rischia di trasformarsi in una trappola finanziaria per molte famiglie. Evitare questo scenario sarà una delle principali sfide della politica economica italiana nei prossimi anni, anche perché il diritto alla casa è molto più che un indicatore economico: è un elemento di coesione sociale.




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