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Monsignor Ricchiuti (Pax Christi): «Gettiamo un ponte con i fratelli israeliani»

Le parole di monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi, risuonano con forza in un momento storico in cui la guerra in Medio Oriente continua a produrre vittime, divisioni e un clima di odio crescente. L’appello del presule, pronunciato nel corso di un incontro pubblico, è quello di non chiudersi nella logica dello scontro, ma di costruire canali di dialogo con tutte le parti coinvolte, inclusi i fratelli israeliani, per cercare di gettare le basi di una pace autentica e duratura.


Monsignor Ricchiuti ha ricordato come la missione di Pax Christi, movimento cattolico internazionale per la pace, sia quella di sostenere con convinzione il disarmo, la riconciliazione e la non violenza. Nel contesto attuale, dominato da escalation militari e da una narrazione che spesso polarizza e radicalizza le posizioni, la sua voce si pone come invito alla riflessione e all’apertura. «Non possiamo cedere alla tentazione di schierarci contro qualcuno» ha affermato, sottolineando la necessità di “gettare un ponte” verso la comprensione reciproca e la fratellanza.


L’appello arriva mentre il conflitto tra Israele e Palestina registra un nuovo aggravarsi, con bombardamenti, vittime civili e un drammatico peggioramento delle condizioni umanitarie nei territori colpiti. La condanna della violenza è stata netta, ma allo stesso tempo monsignor Ricchiuti ha invitato a non cadere nella trappola della demonizzazione dell’altro. «Israele non è il nemico, come non lo è la Palestina: il nemico è la guerra stessa, che uccide vite innocenti e avvelena le coscienze», ha spiegato.


Il suo intervento richiama una tradizione radicata nel pensiero sociale della Chiesa, che invita a guardare oltre le contrapposizioni politiche e religiose per riconoscere in ogni persona la stessa dignità. In questo senso, il riferimento ai “fratelli israeliani” non è soltanto un gesto simbolico, ma una presa di posizione chiara: per costruire la pace non si può prescindere dal dialogo con chi oggi viene percepito come avversario.


Ricchiuti ha inoltre ricordato le esperienze di incontro e cooperazione che, negli anni, hanno dimostrato come sia possibile creare spazi di convivenza anche nei momenti più bui. Comunità religiose, associazioni civili e singoli individui hanno dato vita a reti di solidarietà che uniscono israeliani e palestinesi, dimostrando che il seme della pace può germogliare anche tra le macerie della guerra. Questi esempi, ha sottolineato, devono diventare modelli da imitare e sostenere, perché raccontano una realtà diversa da quella della violenza e della contrapposizione.


Il messaggio di Pax Christi si inserisce in un contesto più ampio, in cui la comunità internazionale fatica a trovare soluzioni condivise. Le istituzioni multilaterali appaiono spesso paralizzate, mentre le grandi potenze mondiali tendono a muoversi seguendo logiche geopolitiche piuttosto che etiche. Di fronte a questo scenario, la voce della società civile e delle realtà religiose diventa ancora più importante, perché richiama i valori universali della solidarietà e della giustizia.


Le parole di monsignor Ricchiuti hanno trovato eco tra i fedeli e tra i numerosi partecipanti all’incontro, che hanno manifestato il loro sostegno a un percorso di pace basato sul riconoscimento reciproco. Molti hanno sottolineato come l’invito a costruire ponti sia tanto più urgente in un momento in cui la polarizzazione si riflette anche all’interno delle opinioni pubbliche occidentali, divise tra schieramenti pro-Israele o pro-Palestina. «Serve il coraggio di un linguaggio nuovo» ha ribadito il presule, «capace di guardare all’altro non come a un avversario, ma come a un fratello con cui condividere un futuro comune».


In questo quadro, Pax Christi ha annunciato nuove iniziative volte a promuovere il dialogo interreligioso e la sensibilizzazione dei cittadini, soprattutto dei più giovani, sui temi della pace e della giustizia. Conferenze, incontri nelle scuole e collaborazioni con realtà locali e internazionali sono parte di un programma che mira a diffondere la cultura della non violenza e a formare una coscienza critica capace di opporsi alle logiche di guerra.


L’intervento di monsignor Ricchiuti si colloca in un momento in cui anche la Chiesa cattolica, sotto la guida di papa Francesco, insiste sul valore del dialogo e sulla necessità di superare i muri della diffidenza. Le sue parole si intrecciano con quelle del pontefice, che in più occasioni ha invocato la pace per il Medio Oriente, denunciando la spirale di odio che si autoalimenta. Il richiamo a “gettare un ponte” assume dunque un significato ancora più forte, perché si colloca all’interno di una visione globale di fraternità e di riconciliazione.


Il messaggio di Pax Christi, con la chiarezza e la fermezza delle parole di Ricchiuti, rappresenta un invito a non arrendersi alla logica della guerra e a cercare vie alternative, anche quando sembrano difficili da percorrere. In un tempo in cui il linguaggio dominante è quello delle armi e delle minacce, la proposta di costruire ponti con i fratelli israeliani e palestinesi appare come un atto di speranza e di coraggio, che chiede a ciascuno di assumersi la responsabilità di contribuire alla pace.

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