Mercato del lavoro: rimbalzi occupazionali e sfide strutturali
- Giuseppe Politi

- 28 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Nel panorama economico nazionale, il mercato del lavoro italiano continua a riflettere, con tinte contrastanti, gli effetti delle trasformazioni macroeconomiche globali e delle dinamiche interne. Se da un lato si assiste a un graduale recupero dei livelli occupazionali precedenti la pandemia, dall’altro persistono nodi strutturali che frenano una crescita più robusta e inclusiva.
Secondo i dati Istat più aggiornati, il tasso di occupazione si attesta intorno al 62%, segnando un incremento rispetto al periodo 2020-2022, ma ancora distante dalla media europea. La disoccupazione generale si mantiene sotto la soglia del 7%, un risultato incoraggiante, tuttavia l’incidenza della disoccupazione giovanile resta drammaticamente elevata, con punte che superano il 20% in diverse aree del Mezzogiorno.
La ripresa dell’occupazione ha riguardato in misura significativa i contratti a tempo determinato e le forme di lavoro atipiche, sollevando interrogativi circa la stabilità e la qualità dei nuovi impieghi. La prevalenza di contratti precari e part-time involontari continua infatti a rappresentare una vulnerabilità, alimentando il fenomeno dei "working poor", ovvero lavoratori occupati ma in condizioni di povertà relativa.
Il quadro settoriale evidenzia una crescita occupazionale trainata dai servizi, in particolare turismo, commercio e assistenza socio-sanitaria, mentre l’industria manifatturiera mostra segnali di rallentamento. L'agricoltura, pur rappresentando una quota marginale in termini di occupazione complessiva, si conferma settore ad alta intensità di lavoro stagionale, con una forte componente di manodopera straniera.
La segmentazione territoriale del mercato del lavoro rimane un fattore critico: il divario tra Nord e Sud si conferma ampio, con regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che registrano tassi di occupazione nettamente superiori rispetto a Calabria, Sicilia e Campania.
Un altro elemento da considerare è la dinamica salariale: la crescita dei salari è stata timida e insufficiente a compensare l’aumento dell’inflazione, determinando una perdita di potere d’acquisto per molte famiglie. La contrattazione collettiva si trova oggi dinanzi alla necessità di rinnovarsi, per favorire un più equo adeguamento dei salari e incentivare investimenti nella formazione continua e nelle competenze digitali.
Il PNRR rappresenta una leva potenziale per la creazione di nuova occupazione, soprattutto nei settori della transizione ecologica e digitale. Tuttavia, le criticità nell’attuazione dei progetti e la capacità di incanalare risorse verso territori e categorie più vulnerabili restano questioni aperte.
Guardando al futuro, la sfida sarà duplice: da un lato, consolidare la crescita quantitativa dell'occupazione; dall’altro, migliorare la qualità del lavoro, attraverso politiche attive efficaci, incentivi alla stabilizzazione dei contratti e strategie di formazione che rispondano alle nuove esigenze del mercato.
In definitiva, il mercato del lavoro italiano è in lenta evoluzione: tra spinte positive e zavorre storiche, il successo dipenderà dalla capacità del sistema-Paese di integrare crescita economica, innovazione sociale e riduzione delle disuguaglianze.




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