top of page

Mercati azionari: andamento incerto tra volatilità e inflazione

Il 2025 si sta confermando un anno di forte instabilità per i mercati azionari globali. Le Borse europee e statunitensi si muovono in un contesto dominato dalla volatilità, con indici che alternano bruschi ribassi e rimbalzi tecnici in risposta ai dati macroeconomici, alle decisioni delle banche centrali e alle tensioni geopolitiche in atto. L’indice FTSE MIB ha registrato nei primi sei mesi dell’anno una variazione altalenante, con una performance cumulata inferiore all’1,5%, sintomo di una fiducia ancora fragile.

L’inflazione, pur in moderato rientro, si attesta su livelli superiori ai target prefissati dalle autorità monetarie, mantenendo elevata la pressione sui rendimenti obbligazionari e deprimendo le valutazioni azionarie, soprattutto nei settori più sensibili al costo del capitale, come tecnologia, real estate e beni durevoli. Il comparto bancario, pur sostenuto dai margini sugli impieghi, accusa le difficoltà delle imprese più esposte al credito, mentre il settore energetico rimane volatile a causa dei rincari petroliferi e delle incertezze geopolitiche mediorientali.

La politica monetaria delle principali banche centrali — in primis FED e BCE — è entrata in una fase di prudente immobilismo: i tassi vengono mantenuti invariati, ma con comunicazioni che sottolineano una costante attenzione all’evoluzione del quadro economico. I mercati prezzano già una possibile riduzione dei tassi nel primo semestre 2026, ma il rischio di persistenza inflattiva potrebbe posticipare questo scenario.

Gli investitori istituzionali stanno gradualmente ribilanciando i portafogli: aumentano le esposizioni su obbligazioni investment grade e strumenti di breve termine, mentre si registra una rotazione settoriale dai titoli growth a quelli value, privilegiando utilities, difesa e materie prime. Cresce l’appeal dei dividendi, percepiti come protezione in una fase di incertezza sull’apprezzamento del capitale.

Le tensioni tra USA e Cina sul piano tecnologico, la crisi in Medio Oriente e la debolezza del ciclo industriale tedesco rappresentano ulteriori fattori destabilizzanti. Gli analisti prevedono una ripresa della fiducia solo a partire dal quarto trimestre, se accompagnata da una discesa tangibile dell’inflazione e da segnali di stabilizzazione geopolitica.

In Italia, il mercato borsistico risente della fragilità strutturale dell’economia nazionale: bassa crescita, debito pubblico elevato, carenza di IPO e liquidità limitata. Tuttavia, alcune mid cap orientate all’export e le società tecnologiche italiane mostrano segnali di resilienza, grazie a strategie orientate all’innovazione e all’internazionalizzazione.

In sintesi, i mercati azionari nel 2025 si muovono lungo un crinale instabile, dove la gestione attiva, la diversificazione globale e l’attenzione al rischio diventano imperativi imprescindibili. La capacità di leggere tempestivamente i segnali macro e geopolitici sarà determinante per distinguere i portafogli resilienti da quelli vulnerabili alle onde della prossima correzione.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page