Manovra 2026, secondo Emanuele Orsini tre punti chiave su cui è urgente discutere e intervenire
- piscitellidaniel
- 24 ott 2025
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Il presidente di Confindustria ha indicato tre ambiti centrali nella legge di bilancio 2026 che — a suo avviso — richiedono un dialogo serio e un intervento tempestivo da parte del governo: visione e investimenti industriali, costo dell’energia e settore delle imprese. Secondo Orsini, il Paese non può limitarsi a manovre annuali senza programmazione, e queste tre direttrici dovrebbero costituire la struttura portante della strategia economica italiana nei prossimi anni.
Il primo punto riguarda la necessità di una visione industriale a medio termine. Orsini ha ribadito che la manovra deve avere portata almeno triennale e non limitarsi a interventi tampone per un anno. Le imprese devono poter contare su strumenti stabili, semplificati e prevedibili — ad esempio meccanismi automatici per incentivi all’investimento, estensione dei super e iper-ammortamenti e una maggiore patrimonializzazione delle pmi. In assenza di questa direzione, la crescita resterà modesta e la competitività del sistema nazionale continuerà a soffrire. La legge di bilancio non deve essere solo un mero esercizio contabile, ma un vero assetto di politica industriale che sostenga la trasformazione tecnologica, la transizione energetica e l’adeguamento infrastrutturale.
Il secondo punto riguarda il costo dell’energia e il suo impatto sulle imprese italiane. Orsini ha evidenziato come le aziende – in particolare quelle ad elevato consumo energetico – siano penalizzate da un prezzo dell’elettricità e del gas che risulta molto superiore a quello di molti competitor europei. Questa condizione riduce la capacità di investimento, aumentandone il rischio e scoraggiando progetti di espansione o innovazione. In questo contesto, la manovra dovrebbe prevedere misure strutturali per abbassare il costo dell’energia, non solo interventi temporanei, e favorire la creazione di un contesto energetico in cui le imprese possano pianificare con maggiore fiducia.
Il terzo punto riguarda il ruolo delle imprese, in particolare delle medie e piccole realtà, e il rapporto fra sistema produttivo, finanza, Stato e innovazione. Orsini ha sottolineato che le pmi italiane rappresentano il tessuto portante dell’economia e che per loro servono strumenti su misura: accesso al credito, supporto agli investimenti di filiera, digitalizzazione, formazione, nonché regole che evitino fluttuazioni normative e fiscali. La manovra può e deve riconoscere che le imprese non operano in un vuoto ma in un contesto globale altamente competitivo, dove la capacità di attrarre investimenti e di innovare è determinante per la crescita. Occorre rafforzare la patrimonializzazione delle imprese, incrementare l’efficienza degli incentivi esistenti e prevedere meccanismi che non lascino imprese “in sospeso” in attesa dell’approvazione di nuove misure.
Questi tre ambiti sollevano questioni operative concrete: come tradurre la visione triennale in misure che abbiano effetto immediato? Quali leve utilizzare per ridurre realmente il costo energetico e quali strumenti attivare per sostenere le pmi in modo stabile e non episodico? Orsini invita governo, Parlamento, imprese e parti sociali a sedersi attorno a un tavolo e abbandonare la logica delle “flash-misure” per adottare una programmazione coerente, durevole e condivisa. La sua valutazione è che “serve una manovra poderosa” per evitare che l’Italia resti ferma o cresca poco, e che questa manovra – se ben strutturata – può davvero fare la differenza in termini di competitività, occupazione e innovazione.

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