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Manovra 2026: aumento delle pensioni di 20 euro al mese solo per gli over 70 in difficoltà – condizione, soglia e incognite della misura

La bozza della legge di Bilancio 2026 prevede una misura rivolta ai pensionati in condizioni economiche svantaggiate che avranno diritto ad un aumento mensile di circa 20 euro della pensione a partire dal 1° gennaio, ma con una restrizione significativa: la platea beneficiaria è limitata esclusivamente agli over 70, ovvero ai pensionati che abbiano compiuto settant’anni. La norma si rifà a un impianto già noto nella legislazione del 2001 che stabiliva agevolazioni pensionistiche “per gli over 70” e viene ora richiamata come criterio di selezione anche in questo intervento. Secondo la bozza, l’importo annuo della soglia di reddito entro la quale si potrà accedere alla maggiorazione sarà incrementato di circa 260 euro.


Il meccanismo prevede che il pensionato che ha almeno settant’anni, rientrando nei limiti di reddito stabiliti dalla norma, potrà ottenere un aumento mensile della propria pensione di 20 euro. Tale incremento, se confermato nella versione definitiva della manovra, è quindi riservato a una fascia d’età specifica e caratterizzata da difficoltà economiche, piuttosto che a una misura più ampia universale o strutturale. La scelta di definire l’intervento esclusivamente per gli over 70 riflette una logica di priorità verso le generazioni di pensionati più anziane e, presumibilmente, più vulnerabili.


Va sottolineato che la condizione “in difficoltà economica” rimane centrale ma è sottoposta a parametri che, al momento, nella bozza sono indicati vagamente: la soglia di reddito da non superare per accedere alla maggiorazione e le modalità di verifica delle condizioni economiche e patrimoniali saranno definite nei successivi provvedimenti attuativi. La norma prevede l’adeguamento della soglia di reddito annuo entro la quale il beneficiario potrà accedere: nel testo della bozza si parla di un incremento di 260 euro rispetto all’attuale limite, ma non è ancora chiaro quanto questo renda l’accesso effettivo più semplice. In questo senso, resta da verificare quanti pensionati over 70, nella pratica, rientreranno nella platea e quanti invece resteranno esclusi perché marginalmente sopra la soglia.


La restrizione dell’intervento agli over 70 ha suscitato reazioni nei sindacati pensionati e nelle organizzazioni della terza età, che ricordano come molte pensioni siano sostenute da soggetti di età inferiore che si trovano anch’essi in condizioni precarie e non riceveranno alcun beneficio da questa misura. La scelta di focalizzare la maggiorazione solo sugli over 70 esclude infatti una quota rilevante della platea pensionistica che, pur avendo redditi bassi o essendo in difficoltà, non raggiunge l’età indicata. L’effetto potenziale è quello di una selezione molto mirata che potrebbe lasciare fuori numerosi soggetti “in difficoltà” anagraficamente più giovani.


Dal punto di vista della sostenibilità finanziaria, l’intervento appare modesto nella misura — 20 euro al mese — ma significativo sul piano simbolico e nella comunicazione politica: l’indicazione di aumento è semplice e diretta, ma il fatto che sia riservata esclusivamente agli over 70 indica una scelta di priorità. In un contesto di risorse limitate e con molte domande da affrontare — tra cui pensioni minime, sostenibilità del sistema previdenziale, condizione della vecchiaia nel Paese — la misurazione dell’impatto reale sarà un test importante per valutare se l’intervento risponde alle esigenze sul campo.


Per il pensionato medio che abbia più di settant’anni e rientri nella soglia prevista, l’aumento di 20 euro mensili equivale a circa 240 euro l’anno e potrà rappresentare un piccolo sollievo in un contesto in cui l’inflazione, i costi energetici e i servizi sociali esercitano forti pressioni sulla condizione economica delle famiglie di pensionati. Tuttavia, la misura non cambia la fascia pensionistica né la soglia minima: l’aumento è aggiuntivo, e non sostituisce altre prestazioni legate alla pensione, agli assegni sociali o ad eventuali sostegni territoriali. È dunque un elemento integrativo, che migliora marginalmente il reddito mensile.


La metodologia di attuazione dovrà chiarire alcuni punti cruciali: innanzitutto, come verranno accertati i requisiti d’età e di reddito, quali saranno i criteri per aggiornare annualmente la soglia, se sarà possibile cumulare questo aumento con altri interventi già previsti o se vi sarà esclusività; in secondo luogo, se l’aumento sarà automatico oppure richiederà una domanda da parte del pensionato o l’attivazione da parte dell’ente previdenziale. La bozza non specifica ancora se ci sarà una declaratoria automatica o se sarà necessario un iter di verifica.


Le organizzazioni pensionati vedono nella misura un gesto politico importante, soprattutto perché destina risorse all’anzianità elevata, ma esprimono anche cautela: in un sistema in cui la platea degli over 70 è ampia e in costante crescita demografica, l’impatto globale dipenderà dalla capacità di includere davvero coloro che sono in difficoltà e dalla rapidità con cui l’aumento sarà erogato. Se il numero di beneficiari dovesse risultare limitato, l’effetto potrebbe essere percepito come simbolico più che concreto.


Un altro elemento da considerare è che l’aumento non è collegato all’indicizzazione generale delle pensioni rispetto all’inflazione, né sostituisce eventuali interventi più ampi per le fasce pensionistiche medio-basse. In questo senso, la misura può essere vista come un “premio” selettivo agli over 70 in condizioni disagiate piuttosto che come un contributo strutturale al sistema pensionistico. Di conseguenza, si pone la domanda se questa scelta rispetti il principio di equità intergenerazionale, considerando che anche pensionati con età inferiore possono trovarsi in situazioni di pari o maggiore difficoltà economica.


L’iter parlamentare della legge di bilancio dovrà confermare definitivamente i criteri, la platea e le modalità di attuazione dell’intervento. Sarà anche importante capire se ulteriori misure verranno affiancate per allargare la platea degli aumenti o per rafforzare altre componenti della previdenza sociale, come incrementi delle pensioni minime, tagli delle tasse sulle pensioni o misure di sostegno all’anzianità precaria. In ogni caso, l’intervento per gli over 70 segnala che il governo ha individuato nell’anzianità elevata una priorità, ma lascia aperte domande su come il sistema previdenziale intende affrontare le disuguaglianze e le esigenze delle generazioni future.

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