Macron convoca i leader dei partiti all’Eliseo in una mossa disperata per salvare la sua presidenza dal caos politico
- piscitellidaniel
- 10 ott
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Il presidente francese Emmanuel Macron ha indetto una serie di consultazioni con i principali leader dei partiti politici della nazione, convocandoli all’Eliseo per affrontare la grave crisi che da settimane scuote la Quinta Repubblica. Al centro dell’appuntamento, fissato per il pomeriggio, c’è la necessità urgente di trovare un’intesa sulla nomina del nuovo Primo ministro e di garantire un governo capace di portare avanti il bilancio 2026, alla luce dell’assenza di una maggioranza parlamentare stabile.
L’invito presidenziale è volutamente selettivo: non saranno presenti all’incontro i rappresentanti del Rassemblement National né quelli de La France Insoumise, due forze politiche considerate troppo radicali o politicamente ostili al progetto di governo che Macron vorrebbe comporre. Questo esclusione è già percepita come un segnale politico forte, che indica da quale lato Macron intenda indirizzare le sue trattative e con quali interlocutori sia disposto a dialogare.
Il contesto in cui avviene la convocazione è segnato da un’emergenza istituzionale senza precedenti. Il governo guidato da Sébastien Lecornu è caduto dopo sole 14 ore dalla sua nomina, in seguito alle critiche mosse da più parti per la mancanza di una coalizione inclusiva e rappresentativa. Le dimissioni hanno lasciato la Francia senza leadership effettiva, con un Parlamento spaccato e senza maggioranza predefinita, incapace di sostenere in modo stabile nessuna delle forze politiche in campo.
Macron si è dato un ultimatum: entro venerdì sera deve essere scelto un nuovo Primo ministro, che guidi il governo e presenti alle Camere il disegno di legge di bilancio entro la scadenza prevista. Senza un esecutivo riconosciuto e funzionale, l’iter parlamentare rischia di saltare, vanificando le possibilità di approvare le misure indispensabili per il 2026 e gettando il paese nel caos istituzionale.
Tra i nomi sul tavolo circolano diversi scenari. Alcuni sostengono che Macron intenda riconfermare Lecornu nonostante la sua breve esperienza; altri indicano figure “tecniche” o mediatrici che possano riunire almeno parte delle forze centriste e moderate. Ma ogni proposta dovrà ottenere l’approvazione di un Parlamento frammentato, dove nessun gruppo detiene una chiara maggioranza, né sulla destra né sulla sinistra né tra i centristi.
Nelle ore precedenti alla convocazione, le tensioni sono state palpabili. I partiti esclusi — Rassemblement National e La France Insoumise — hanno duramente criticato la scelta, denunciandola come un atto antidemocratico volto a marginalizzare le alternative politiche radicali. Alcuni esponenti hanno ribadito che non accetteranno un accordo che non tenga conto del peso elettorale conquistato nelle urne. Dall’altra parte, i partiti moderati e centristi mostrano cautela: sono pronti a trattare, ma vogliono garanzie di autonomia, visibilità e ruolo nella direzione del governo.
L’esito della consultazione all’Eliseo è cruciale non solo per la stabilità dell’esecutivo, ma anche per la credibilità internazionale di Macron. Il presidente ha bisogno di dimostrare che è in grado di tenere le redini del potere, nominare un governo efficace e mantenere un minimo di coesione politica nonostante le differenze. Un fallimento significherebbe perdere il controllo della scena e aprire la strada a un’escalation parlamentare che potrebbe sfociare in crisi istituzionale più profonda.
Già nelle ultime settimane, l’impossibilità di formare una maggioranza ha causato paralisi nelle decisioni legislative e ritardi nella preparazione del bilancio statale. Alcuni ministri ad interim hanno preso atto della fragilità della gestione corrente, ammonendo sul pericolo che il vuoto politico renda la Francia incapace di rispondere alle sfide economiche e sociali che già affronta.
All’Eliseo, dunque, Macron cercherà di mediare tra le forze che ha finora mantenuto nel suo campo — coalizioni centriste, Repubblicani moderati, ecologisti pragmatici — senza concedere troppo alle fazioni radicali che rischiano di rompere il dialogo. Il presidente dovrà calibrare con cura ogni proposta, cercando di evitare scossoni che indeboliscano ulteriormente il suo potere, mentre i partiti dovranno decidere se collaborare alla stabilità nazionale o puntare su una strategia di opposizione radicale che metta in discussione il consenso presidenziale.
In ballo c’è molto più dell’indicazione di un nome per Palazzo Matignon: il risultato della consultazione definirà l’assetto politico della Francia per i prossimi mesi, la capacità del paese di approvare il bilancio, la credibilità delle istituzioni e il destino stesso della presidenza Macron in una contingenza dove il vuoto decisionale potrebbe trasformarsi in collasso politico.

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