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Lo spread Italia-Francia si avvicina alla parità: l’Europa riflette sui segnali di convergenza

Negli ultimi mesi i mercati finanziari europei stanno assistendo a un fenomeno che, fino a qualche tempo fa, appariva quasi impensabile: lo spread tra i titoli di Stato italiani (BTP) e quelli francesi (OAT) si è ridotto fino a livelli minimi, fino ad avvicinarsi — in alcuni momenti — alla soglia della parità. Da un lato, questo avvicinamento suscita entusiasmo in Italia come possibile indizio di riscatto sul piano dell’affidabilità sovrana; dall’altro, alimenta questioni complesse circa le reali cause di questa convergenza, la sua sostenibilità e le implicazioni per il quadro europeo.


Le stime di mercato indicano che, tra l’inizio di giugno e i primi giorni di settembre 2025, i rendimenti dei titoli francesi si sono innalzati di circa 20 punti base, portandoli intorno al 3,5 %, mentre i BTP italiani hanno registrato una modesta flessione, collocandosi in valori vicini a quelli francesi. Il differenziale, che in passato oscillava largamente, si è più volte attestato sotto i 10 punti base e, in momenti particolari, è sceso addirittura sotto i 6 punti. Alcune fonti parlano addirittura di uno spread a zero, con i rendimenti italiani e francesi che convergono verso livelli quasi identici.


Questo trend rappresenta un episodio simbolico: per decenni, l’Italia è stata considerata tra i paesi “periferici” dell’Eurozona, con un premio di rischio ben superiore rispetto a Francia e Germania. Ma oggi la forbice si annulla quasi del tutto, creando un momento — almeno per ora — in cui il sistema Italia può raccontare una narrazione diversa. È come se il mercato stesse riducendo la “taglia di rischio” che storicamente ha appiccicato sull’Italia, oppure stesse declassando la Francia.


Tuttavia, chi osserva con maggiore prudenza ricorda che lo spread è un indicatore relativo, non assoluto: non misura la bontà di un particolare paese, ma quanto il mercato valuta la differenza di rischio percepito fra due emissioni sovrane simili. Se l’Italia migliora, può farlo anche perché la Francia peggiora. In effetti, molti analisti segnalano che questa convergenza non è dovuta esclusivamente a un’evoluzione positiva italiana, bensì anche — e forse soprattutto — a tensioni crescenti sui mercati francesi: instabilità politica, dubbi su crescita, domanda interna debole e posizionamenti di debito che sollevano interrogativi più incisivi.


In sostanza, una parte del merito della convergenza potrebbe essere attribuito a una “correzione al ribasso” del rischio percepito francese, piuttosto che a un “miracolo di credibilità” italiano. È una distinzione fondamentale: se le pressioni negative su Parigi alimentano il calo della distanza, la convergenza potrebbe risultare fragile e sottoposta a inversioni improvvise.


La Banca centrale europea ha notato questa evoluzione nel suo recente Bollettino economico. Pur senza impegnarsi su una traiettoria futura dei tassi, l’istituto evidenzia che il fenomeno della convergenza dello spread Italia-Francia sta assumendo una consistenza nuova. Il Bollettino sottolinea come la riduzione del differenziale guardi alle dinamiche dei rendimenti a breve termine, ai cambiamenti nella fiducia degli investitori esteri e all’effetto delle politiche fiscali nei singoli Stati membri. Si invita inoltre ciascun governo a tenere saldo il timone delle riforme strutturali, della disciplina di bilancio e dell’efficienza della spesa pubblica, come presupposti per consolidare la credibilità guadagnata.


Se lo spread Italia-Francia è diventato uno degli indicatori più seguiti di questa fase, è anche perché riflette la convergenza di due paesi storicamente molto vicini ma sempre distinti in termini finanziari. Francia e Italia condividono una visione europea, una struttura economica mista, un debito elevato e un ruolo politico forte nell’Unione. Ma sono sempre stati separati nel giudizio dei mercati: oggi quella separazione sembra sfumare.


Le implicazioni pratiche sono rilevanti. In primo luogo, un’Italia percepita come meno penalizzata nei mercati sovrani può beneficiare di costi di finanziamento ridotti, maggiore spazio per politiche espansive o investimenti pubblici, e un’attenzione più alta degli investitori internazionali. In secondo luogo, il segnale può influenzare le decisioni dei policymaker europei: l’idea che i paesi periferici siano maggiormente “allineati” può facilitare politiche fiscali concertate, redistribuzioni e interventi comuni con meno resistenze. In terzo luogo, per la Francia il momento rappresenta uno specchio per le sue fragilità: se un paese storicamente considerato “core” vede il suo debito percepito in condizioni simili a quelli periferici, è chiaro che il regime di credibilità europea sta evolvendo.


Eppure rimangono molte incognite. Che cosa mantiene questa convergenza? Quanto durerà? Basta la fiducia temporanea a reggere una forbice quasi azzerata? I mercati sono sensibili alle novità: uno shock politico in Italia, una crisi governativa in Francia, una frenata dell’economia globale o un intervento monetario inaspettato possono invertire la tendenza. Inoltre, è da valutare quanto la performance italiana si basi su fondamentali economici consolidati (crescita, spesa, deficit, investimenti) oppure su aggiustamenti temporanei nei flussi finanziari globali e nella percezione internazionale.


Per guardare al futuro, sarà essenziale osservare non solo lo spread, ma anche altri indicatori: i rendimenti rispetto ai Bund tedeschi, i CDS (credit default swap), la domanda da parte di investitori esteri, il ritmo delle emissioni di debito e la sostenibilità della traiettoria strutturale di bilancio italiana e francese.


In ogni caso, il fenomeno è destinato a restare nel dibattito politico ed economico europeo come una pagina inedita: un’Italia che, per alcuni momenti, è percepita sullo stesso piano della Francia. Un’accelerazione che richiede taglio fine interpretativo: non basta dire “trionfo”, bisogna scomporre le cause, misurare i rischi e capire se il mercato sta premiando un miglioramento vero o compensando una debolezza collegata all’avversario.

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