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Leonardo verso l’alleanza spaziale con Airbus e Thales per creare il nuovo polo europeo dei satelliti

Leonardo si prepara a un passaggio strategico che potrebbe ridisegnare il futuro dell’industria spaziale europea. Domani il consiglio di amministrazione del gruppo si riunirà in via straordinaria per approvare il progetto di alleanza con Airbus e Thales, un’intesa destinata a creare un grande polo continentale nel settore dei satelliti e delle tecnologie spaziali. Si tratta di un’iniziativa industriale di portata storica, battezzata “Progetto Bromo”, che mira a unire le competenze delle tre aziende per dare vita a un operatore in grado di competere con i giganti internazionali come SpaceX e le costellazioni di comunicazione satellitare di nuova generazione.


L’obiettivo è la costituzione di una società comune nella quale i tre partner avrebbero quote paritetiche, gestendo congiuntamente le attività di produzione satellitare, le infrastrutture spaziali, la ricerca tecnologica e i servizi collegati. La valutazione complessiva dell’operazione si aggira intorno ai dieci miliardi di euro, una cifra che evidenzia il peso strategico dell’iniziativa e la volontà dei tre governi coinvolti — italiano, francese e tedesco — di consolidare un’industria spaziale autonoma, capace di difendere la competitività europea in un settore divenuto cruciale anche sotto il profilo geopolitico.


Per Leonardo, l’intesa rappresenterebbe un passo decisivo. La società è già attiva nel comparto attraverso le joint venture Thales Alenia Space e Telespazio, ma l’accordo le consentirebbe di ampliare il proprio raggio d’azione e di rafforzare la posizione dell’Italia nei programmi europei. L’integrazione con Airbus e Thales permetterebbe di mettere a sistema risorse, brevetti e competenze per realizzare costellazioni satellitari di nuova generazione, riducendo la dipendenza tecnologica da operatori extraeuropei e favorendo lo sviluppo di capacità industriali autonome.


Il progetto nasce anche come risposta alla pressione esercitata dalle nuove dinamiche del mercato globale, in particolare dall’ascesa di SpaceX e della sua rete Starlink, che ha rivoluzionato i costi e i tempi di produzione dei satelliti. In Europa, l’attuale frammentazione dei produttori e dei programmi rischia di compromettere la competitività e l’efficacia dei progetti continentali. Da qui l’esigenza di una concentrazione industriale che riunisca in un’unica entità le principali competenze del settore.


L’operazione, tuttavia, presenta ancora numerosi punti da definire. Il primo riguarda la governance della futura società e la ripartizione delle attività tra i tre paesi. Francia, Italia e Germania puntano tutte a mantenere una presenza industriale significativa sul proprio territorio, condizione che richiederà un delicato equilibrio tra interessi nazionali e visione europea. Altro nodo cruciale riguarda la proprietà intellettuale delle tecnologie e la gestione dei centri di ricerca, temi sui quali si sta ancora lavorando per evitare sovrapposizioni o duplicazioni.


Non meno rilevanti sono le questioni regolamentari. La Commissione Europea dovrà valutare l’operazione sotto il profilo antitrust, considerato che l’unione di tre tra i maggiori operatori del settore potrebbe ridurre la concorrenza interna. Bruxelles, tuttavia, ha già espresso in passato la necessità di rafforzare la “sovranità spaziale” europea, riconoscendo il valore strategico di un soggetto integrato in grado di competere su scala globale.


Sul piano politico, l’alleanza gode di un sostegno trasversale. Roma considera l’accordo una grande opportunità per consolidare la presenza industriale italiana nello spazio e attrarre nuovi investimenti, mentre Parigi e Berlino vedono nella fusione un mezzo per aumentare il peso dell’Europa nei progetti internazionali di comunicazione e difesa. Gli ambienti governativi hanno lavorato in stretto coordinamento nelle ultime settimane per sciogliere gli ultimi dubbi e accelerare il processo decisionale.


Le prospettive di sviluppo sono ampie. L’alleanza potrebbe diventare il principale motore dei programmi europei legati alle comunicazioni satellitari, all’osservazione della Terra e alla sicurezza spaziale. L’obiettivo è creare un ecosistema industriale in grado di progettare, costruire e gestire costellazioni di satelliti per applicazioni civili e militari, con particolare attenzione ai progetti strategici come Iris 2, la futura rete europea di connettività.


Per Leonardo, l’accordo rappresenta anche un’occasione per rafforzare il legame con Airbus e Thales in vista di ulteriori sinergie nei settori difesa e aerospazio. L’Italia potrebbe così giocare un ruolo di primo piano non solo nella produzione ma anche nella definizione delle strategie europee in materia spaziale. Gli analisti ritengono che l’operazione, una volta approvata, possa aumentare la valorizzazione di Leonardo sul mercato e consolidare la sua immagine di gruppo tecnologico integrato, capace di coniugare innovazione, difesa e sostenibilità industriale.


Il Cda di domani rappresenta dunque un passaggio decisivo verso la creazione di un campione europeo dello spazio. Se l’accordo riceverà il via libera, prenderà avvio la fase operativa che porterà, nei prossimi anni, alla nascita del nuovo polo spaziale continentale. Un progetto ambizioso che segna l’inizio di una nuova stagione per l’industria europea dei satelliti e che potrebbe ridisegnare gli equilibri mondiali del settore, riaffermando il ruolo dell’Europa come protagonista nella corsa allo spazio.

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