Lavoro: tra salari bassi e equilibri occupazionali
- Giuseppe Politi

- 2 mag
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La fotografia del mercato del lavoro italiano nel 2025 restituisce un'immagine sfaccettata, attraversata da dinamiche contrastanti. Da un lato, l’occupazione complessiva registra segnali di stabilizzazione, con un tasso di disoccupazione in leggera flessione (7,3% nel primo trimestre), ma dall’altro permangono profonde criticità strutturali: precarizzazione, stagnazione salariale, disallineamento tra domanda e offerta di competenze.
A trainare l’occupazione sono principalmente i servizi a basso valore aggiunto – turismo, logistica, assistenza alla persona – spesso caratterizzati da contratti a termine, part-time involontario e basse retribuzioni. I dati INPS e ISTAT mostrano un incremento degli occupati a tempo determinato (+3,1% su base annua), a fronte di un rallentamento del lavoro stabile. Il fenomeno, già consolidato da anni, evidenzia una difficoltà sistemica a generare occupazione di qualità.
La fascia giovanile (15-34 anni) resta la più penalizzata, con un tasso di inattività elevato e una quota significativa di NEET. I giovani altamente qualificati continuano a guardare all’estero come principale sbocco, con una mobilità intellettuale che priva il Paese di capitale umano strategico.
Sul versante settoriale, resistono manifattura avanzata, farmaceutico e tecnologia, ma con numeri insufficienti per compensare le perdite nei comparti tradizionali. Il mismatch tra le competenze offerte dal sistema educativo e quelle richieste dal mercato si traduce in una persistente difficoltà per le imprese a reperire figure tecniche e digitali. Secondo Unioncamere, oltre il 45% delle imprese lamenta la mancanza di profili adeguati.
Le politiche attive, seppur potenziate negli ultimi anni, risultano ancora frammentarie e disomogenee. Il Reddito di Cittadinanza, abolito e sostituito con l’Assegno di Inclusione e il Supporto per la Formazione, ha modificato la geografia degli aiuti, ma non ha risolto il nodo dell’inserimento lavorativo. I centri per l’impiego faticano a svolgere un ruolo propulsivo, soffocati da carenze di organico e strumenti operativi.
In questo scenario, la contrattazione collettiva assume un ruolo centrale, sia come strumento di regolazione dei rapporti di lavoro sia come leva per la redistribuzione. Tuttavia, la contrazione del potere contrattuale dei lavoratori e il proliferare dei contratti pirata alimentano una spirale deflattiva, in cui la competitività si gioca sul costo del lavoro anziché sull’innovazione.
Il lavoro in Italia appare oggi come un campo di tensione tra nuovi bisogni sociali e vecchie rigidità. L’unica via d’uscita passa da una visione strategica che ricomponga la frattura tra produttività e diritti, tra formazione e impiego, tra crescita economica e inclusione sociale.




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