Lavoro ed economia in Italia: analisi attuale e scenari futuri
- Giuseppe Politi

- 22 apr
- Tempo di lettura: 2 min
L’economia italiana, nel 2024, ha mostrato una tenuta superiore alle attese, pur all’interno di uno scenario europeo indebolito da inflazione residua, aumento dei tassi d’interesse e incertezza globale. La crescita del PIL si è attestata intorno all’1%, sostenuta soprattutto dalla domanda interna, dal turismo e da alcuni comparti industriali ad alta specializzazione. Tuttavia, persistono forti divari territoriali e settoriali, che limitano la portata della ripresa. Il Mezzogiorno rimane strutturalmente penalizzato da carenze infrastrutturali, bassa intensità occupazionale e ritardi negli investimenti del PNRR.
Nel mercato del lavoro si registra una ripresa dei livelli occupazionali, con un tasso di disoccupazione sceso sotto il 7,5%, ma si acuiscono fenomeni di polarizzazione: da un lato l’aumento della domanda di profili altamente qualificati (in ambito tecnologico, sanitario, ingegneristico), dall’altro la persistente precarietà nei servizi, nel commercio e nel comparto culturale. Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro, unito a una demografia sfavorevole, rende urgente un ripensamento delle politiche attive, della formazione professionale e dell’integrazione lavorativa degli stranieri.
Le dinamiche salariali restano critiche: la stagnazione del potere d’acquisto, il basso dinamismo contrattuale e il differenziale inflattivo hanno eroso il reddito disponibile di ampie fasce della popolazione, con effetti diretti sui consumi. In parallelo, la produttività del lavoro resta ferma da oltre un decennio, segnale di un sistema ancora poco orientato all’innovazione diffusa. La rigidità burocratica, il deficit infrastrutturale e l’assenza di una politica industriale coerente hanno rallentato la transizione verso un modello economico più competitivo.
In prospettiva 2025-2026, la tenuta dell’economia italiana dipenderà dalla capacità di attrarre investimenti pubblici e privati, dalla piena attuazione delle riforme strutturali previste dal PNRR e dalla competitività del tessuto imprenditoriale. Sarà decisiva la valorizzazione del capitale umano, attraverso incentivi all’occupazione stabile, alla formazione continua e al rientro dei giovani professionisti dall’estero. L’evoluzione tecnologica, se guidata in modo strategico, potrà divenire un volano di crescita occupazionale, soprattutto nei settori dell’intelligenza artificiale, dell’automazione industriale e della green economy.
Il nodo del lavoro, infine, si intreccia con quello della coesione sociale e territoriale: un’economia realmente sostenibile e resiliente non potrà prescindere da una nuova centralità delle politiche pubbliche, da un patto fiscale equo e da un modello di sviluppo capace di redistribuire valore, conoscenza e opportunità lungo l’intera filiera produttiva nazionale.




Commenti