Lavoro e retribuzioni: stabilità apparente e criticità profonde
- Giuseppe Politi

- 25 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Il mercato del lavoro italiano nel 2025 mostra segni di stabilità solo superficiali. Se da un lato la disoccupazione generale è in lieve calo, la qualità dell’occupazione resta debole. I contratti a termine coprono ancora quasi un terzo dei nuovi rapporti di lavoro, e le retribuzioni reali, corrette per l’inflazione, non sono tornate ai livelli pre-pandemia.
Le tensioni sociali si manifestano in scioperi e rivendicazioni sindacali per un salario minimo legale e per il rinnovo dei contratti collettivi scaduti. In particolare, i settori della logistica, dei servizi e della sanità sono attraversati da vertenze per l’eccessiva precarietà e per le carenze strutturali di personale.
Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro è un problema cronico. Le imprese lamentano l’assenza di profili tecnici e digitali, mentre i giovani qualificati faticano a trovare impieghi coerenti con il proprio percorso formativo. L’emigrazione verso l’estero di giovani ad alta formazione continua a crescere.
La questione salariale è centrale. In assenza di una legge sul salario minimo, il potere d’acquisto dei redditi medio-bassi resta schiacciato. Il costo della vita, spinto in alto da energia, affitti e beni alimentari, ha eroso la capacità di risparmio. Il ceto medio ne risulta ulteriormente impoverito.
Il governo ha introdotto alcune misure di decontribuzione per favorire le assunzioni stabili, ma i risultati sono parziali. La rigidità normativa e le lentezze burocratiche rendono complesso assumere, formare e trattenere talenti. La contrattazione decentrata resta sottoutilizzata.
Un’ulteriore sfida riguarda l’inclusione lavorativa delle fasce fragili: donne, over 55, immigrati. I tassi di partecipazione al lavoro restano tra i più bassi in Europa. Politiche attive, centri per l’impiego e incentivi mirati risultano ancora poco efficaci.
Il 2025 si conferma dunque un anno interlocutorio: occorre una riforma organica del mercato del lavoro che premi la stabilità, aumenti la produttività e redistribuisca più equamente il valore generato.




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