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Lagarde conferma: l’euro digitale potrebbe essere operativo già entro il 2027, accelerando il salto nel futuro dei pagamenti europei

La presidente della Banca centrale europea, Christine Lagarde, ha rilanciato l’ambizione europea sul fronte della moneta digitale, affermando che l’euro digitale potrebbe diventare realtà già entro il 2027. Questa dichiarazione non rappresenta soltanto una promessa simbolica, ma punta a imprimere un’accelerazione concreta al progetto, che negli ultimi anni ha attraversato fasi di studio, sperimentazione e dibattito tecnico. L’orizzonte 2027, evocato da Lagarde, costituisce un vincolo implicito: il tempo per mettere a punto infrastrutture, regole, interoperabilità e accettazione da parte di cittadini, imprese e mercati è ridotto, e i rischi di ritardo sono molteplici.


Il progetto dell’euro digitale non nasce oggi: già nel novembre 2023 è stata avviata una fase di preparazione, volta a definire il “rulebook” — ossia le regole operative e tecniche —, le modalità di pagamento digitale, le linee guida per la tutela degli utenti e le soluzioni per garantire inclusione e usabilità su scala europea. In questa fase, la BCE ha coinvolto un’ampia platea: operatori fintech, commercianti, banche, startup e stakeholder del mercato sono stati chiamati a fornire contributi pratici per garantire che il sistema sia aderente alle esigenze reali. Il terzo report di avanzamento, pubblicato nel 2025, testimonia che il lavoro è proseguito con regolarità, sotto il coordinamento dell’Eurosistema, che intende completare il “rulebook” prima che la legislazione europea consenta il passaggio alla fase operativa.


La dichiarazione di Lagarde sul 2027 assume rilievo perché pone una stima che, pur restando una prospettiva condizionata, funge da faro per il calendario degli Stati, dei legislatori europei e degli operatori del mercato. Significa che, per realizzare l’euro digitale entro quel termine, si dovranno combinare alcune condizioni: una tempestiva approvazione di una legge europea che attribuisca competenze legali e mandati chiari, una piattaforma tecnologica robusta e interoperabile, la collaborazione tra il settore pubblico e privato, un grado elevato di accettazione da parte degli utenti e una copertura uniforme nel territorio dell’area euro.


Tuttavia, l’atteggiamento prudente di Lagarde è evidente: il 2027 è evocato come “possibile traguardo”, non come data certa. Per tradurre l’intenzione in realtà bisognerà superare ostacoli non banali. Uno dei nodi più delicati riguarda la normativa, oggi ancora mancante: il progetto dell’euro digitale richiede un quadro legale europeo che definisca responsabilità, limiti, diritti dei cittadini, limiti di saldo digitale e regole antiriciclaggio e privacy. Senza questo supporto, l’implementazione operativa resterebbe sospesa.


Un altro aspetto chiave è la tecnologia. Il sistema dovrà consentire transazioni efficienti, sicure, anche offline in alcune modalità, con una struttura scalabile e resiliente. L’integrazione con i sistemi bancari esistenti, la compatibilità con le piattaforme di pagamento e la capacità di gestire picchi elevati di traffico saranno fattori vincolanti. Lo schema definito nella fase preparatoria dovrà essere capace di garantire uniformità operativa in tutti i Paesi dell’eurozona, evitando frammentazioni che possano minare l’efficacia del sistema.


Un tema centrale è la fiducia dei cittadini. La moneta digitale della banca centrale non è una criptovaluta privata né una stablecoin: è una forma digitale del “contante pubblico”, garantita dall’Eurosistema. Ma quest’idea deve vincere riserve, diffidenze e pregiudizi. Lagarde stessa, rispondendo a critiche che vedevano l’euro digitale come uno strumento di controllo, ha affermato che «nessuno ha bombe nucleari in tasca», intendendo che il denaro digitale centrale non diventa automaticamente uno strumento di sorveglianza invasiva. Questo richiede che il sistema nasca con “privacy by design”, limiti di utilizzo e garanzie chiare per i cittadini.


Dal fronte internazionale, la spinta per accelerare è alimentata da scenari competitivi. La proliferazione delle stablecoin legate al dollaro, le iniziative di valuta digitale nei grandi Paesi e la pressione tecnologica su sistemi di pagamento alternativi impongono all’Europa di non restare indietro. L’euro digitale diventa non solo un'opzione di modernizzazione, ma anche un elemento di sovranità monetaria e di difesa delle infrastrutture finanziarie europee rispetto alle soluzioni straniere.

Se il 2027 dovesse diventare l’anno della prima emissione dell’euro digitale, l’impatto sarà profondo: cambierebbe il paesaggio dei pagamenti, l’accesso al denaro della banca centrale, la competizione tra banche e fintech, la struttura dei costi di transazione e la modalità con cui i cittadini interagiscono con il denaro. Tuttavia, per arrivarci senza iter stagnanti, sarà essenziale una forte volontà politica e coordinamento tra istituzioni europee, nazionali e operatori del mercato: ogni ritardo nella legislazione, ogni difficoltà tecnica, ogni resistenza culturale potrà diventare un freno.


Il cammino verso l’euro digitale dunque è avviato da tempo, ma entra ora nella fase decisiva: la visione di Lagarde per il 2027 mette il progetto in una corsia preferenziale, imponendo scelte, priorità e impegni concreti. La prossima legislatura europea e le scelte degli Stati saranno protagoniste: senza una spinta coordinata, quel traguardo rischia di slittare ancora, ma se il progetto riuscirà a uscire dalla sala dei tecnici e incontrare l’adozione pubblica, potrebbe segnare una svolta per l’Europa monetaria.

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