La visita di Mohammed bin Salman alla Casa Bianca: accordi su F-35, nucleare civile e intelligenza artificiale sotto la guida di Donald Trump
- piscitellidaniel
- 17 nov 2025
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La Casa Bianca si prepara ad accogliere Mohammed bin Salman, principe ereditario dell’Arabia Saudita, per un vertice che assume significato oltreché diplomatico anche tecnologico e militare. Il viaggio rappresenta la prima visita ufficiale del leader saudita negli Stati Uniti dal 2018, segnando un tentativo di riavvicinamento strategico dopo un periodo di relazioni tese. Al centro dell’agenda bilaterale vi sono tre grandi dossier: la possibile vendita dei caccia stealth F-35, la cooperazione su un programma nucleare civile saudita e la collaborazione nelle tecnologie di intelligenza artificiale. Il pacchetto, complessivamente stimato in decine di miliardi di dollari, riflette la trasformazione del rapporto tra Washington e Riad: dal tradizionale asse petrolio-sicurezza verso un partenariato ad alta tecnologia e difesa avanzata.
Sul fronte della difesa, l’Arabia Saudita desidera acquisire i caccia F-35 di quinta generazione — un’operazione che fino a oggi era stata riservata agli alleati principalmente israeliani. La disponibilità americana appare in via di ridefinizione: gli Stati Uniti valutano la proposta saudita, ma la decisione è vincolata a numerosi fattori, tra cui la normalizzazione delle relazioni tra l’Arabia Saudita e lo Stato di Israele e le garanzie sul mantenimento del vantaggio qualitativo militare di Tel Aviv. Per Trump, incentivare la vendita dei F-35 rappresenta sia un’occasione per rilanciare l’industria bellica americana sia una leva geopolitica per rafforzare il sistema degli alleati nel Golfo. Tuttavia, le resistenze israeliane e le complessità legislative statunitensi rendono il percorso tutt’altro che lineare.
Il dossier nucleare civile saudita costituisce il secondo pilastro della cooperazione: Riad intende costruire una propria filiera energetica nucleare, inserita nella strategia “Vision 2030” che ambisce a diversificare l’economia del Paese. Gli Stati Uniti, da parte loro, sono disposti a esplorare una partnership, ma richiedono che vengano rispettati vincoli stringenti in materia di arricchimento dell’uranio e gestione del combustibile esausto per evitare rischi di proliferazione. Trump ha manifestato apertura verso il progetto, valorizzando l’energia nucleare come elemento chiave della futura economia saudita e come base per infrastrutture tecnologiche strategiche. La sfida consiste nell’equilibrare gli interessi economici, le garanzie di sicurezza e la stabilità regionale.
Il terzo asse riguarda l’intelligenza artificiale e la tecnologia ad essa correlata. L’Arabia Saudita mira ad accedere a chip di ultima generazione, ad attrarre data center e hub di ricerca e sviluppo, e a integrare l’IA nella propria trasformazione economica. Gli Stati Uniti vedono nella cooperazione una possibilità di ampliamento delle proprie catene industriali, ma allo stesso tempo richiedono controlli sull’export tecnologico e garanzie che non si creino dipendenze strategiche non controllate. Trump ha indicato che gli investimenti sauditi in tecnologie dovranno favorire anche l’industria americana e che la reciprocità sarà un criterio centrale.
Il contesto geopolitico in cui si muove l’incontro è complesso: l’Arabia Saudita ha ruoli cruciali nel Medio Oriente, sia per la sua posizione energetica sia per le relazioni con l’Iran e con i partner regionali. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti cercano di rafforzare la propria presenza tecnologica e di difesa nella regione, contrastando la crescente influenza cinese. L’accordo che si profila fra Washington e Riad non è solo un contratto commerciale, ma un architrave potenziale di una nuova architettura di alleanze nel Golfo. Il fattore israeliano è centrale: qualsiasi decisione sulla vendita dei F-35 o sull’energia nucleare civile deve tenere conto delle esigenze di sicurezza israeliane e della preservazione del suo vantaggio qualitativo militare.
Per il principe saudita, questa visita assume la veste di conferma internazionale della sua leadership e del progetto di modernizzazione del regno. Per Trump, invece, l’evento rappresenta sia una vetrina per la sua politica estera sia un’opportunità industriale: gli ordini in gioco coinvolgono la produzione bellica, infrastrutture high tech, energia e investimenti massicci. La convergenza di interessi economici, tecnologici e strategici fa di questa visita un momento di svolta potenziale nei rapporti USA-Arabia Saudita, con implicazioni che vanno ben oltre i confini bilaterali e che tracciano un nuovo profilo della cooperazione internazionale nella difesa, nell’energia e nell’innovazione.

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