La nuova geografia industriale europea dopo le crisi globali
- Giuseppe Politi

- 22 ott
- Tempo di lettura: 1 min
Le crisi globali degli ultimi anni — sanitaria, energetica e geopolitica — hanno ridisegnato la mappa industriale del continente. la delocalizzazione selvaggia che aveva dominato l’epoca della globalizzazione sta lasciando spazio a una nuova logica di prossimità produttiva. l’europa si muove verso un modello di reindustrializzazione selettiva, orientato alla sicurezza strategica, alla sostenibilità e all’autonomia tecnologica.
l’italia, con la sua rete di piccole e medie imprese, è fra i paesi che possono trarre maggior vantaggio da questo cambio di paradigma. la prossimità geografica, la qualità manifatturiera e l’alta specializzazione dei distretti industriali rendono il sistema produttivo italiano ideale per diventare una piattaforma di nearshoring europeo. settori come meccanica di precisione, biomedicale, chimica verde e componentistica elettronica si stanno adattando rapidamente, spostando produzioni precedentemente allocate in asia orientale.
la sfida resta quella della scala. per competere con i grandi player globali, l’industria europea deve integrare filiere, condividere ricerca e accedere a capitali più consistenti. il futuro manifatturiero del continente dipenderà dalla capacità di cooperare: non più concorrenza interna fra stati membri, ma alleanze industriali comuni per ridurre la dipendenza da forniture esterne.
in questo scenario, l’italia deve giocare un ruolo da protagonista, consolidando i propri poli tecnologici e sfruttando le risorse del pnrr per rafforzare i distretti innovativi. la rinascita industriale europea passa attraverso un nuovo equilibrio tra localizzazione produttiva, sostenibilità e competitività globale.




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