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La Lituania prolunga la chiusura del confine con la Bielorussia: Bruxelles avverte Minsk e chiede lo stop agli “attacchi ibridi”

Il governo lituano ha annunciato la proroga della chiusura dei valichi di frontiera con la Bielorussia, una misura adottata inizialmente nel 2023 per contrastare l’afflusso di migranti irregolari e le crescenti tensioni con il regime di Aleksandr Lukashenko. La decisione, approvata dal Parlamento di Vilnius, estende la chiusura fino al 2026 e rientra in una strategia di difesa nazionale coordinata con gli altri Paesi baltici e con la Commissione europea. Bruxelles, in una dichiarazione congiunta, ha invitato Minsk a cessare gli “attacchi ibridi” contro i confini orientali dell’Unione, avvertendo che ulteriori provocazioni potrebbero portare a un rafforzamento delle misure di sicurezza e a nuove sanzioni economiche.


Secondo le autorità lituane, la Bielorussia continua a facilitare l’ingresso illegale di migranti provenienti da Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, utilizzandoli come strumento di pressione politica contro l’Unione europea. Il ministro dell’interno Agnė Bilotaitė ha dichiarato che la chiusura del confine è “una misura necessaria per proteggere la sicurezza nazionale” e che la Lituania “non permetterà che il regime di Lukashenko usi le persone come arma geopolitica”. I valichi di Tverecius e Sumskas resteranno chiusi al traffico civile, mentre i punti di ingresso di Medininkai e Salcininkai rimarranno operativi solo per le merci essenziali e per i casi di emergenza umanitaria, sotto stretto controllo militare.


Le tensioni tra Vilnius e Minsk si sono intensificate dopo il 2021, quando la Lituania ha accusato la Bielorussia di orchestrare un’ondata migratoria artificiale verso i Paesi baltici e la Polonia, in risposta alle sanzioni imposte dall’Unione europea per la repressione delle proteste interne e il sostegno di Minsk alla Russia nella guerra in Ucraina. Da allora, il confine orientale dell’Unione è diventato uno dei fronti più sensibili della politica europea di sicurezza, con la costruzione di barriere fisiche, l’aumento dei pattugliamenti e la presenza permanente di contingenti della Guardia di frontiera europea Frontex.


Il prolungamento della chiusura dei confini rientra in un piano di sicurezza più ampio, che prevede anche l’ampliamento delle infrastrutture di sorveglianza elettronica e la cooperazione con Polonia, Lettonia e Finlandia. Il governo lituano ha stanziato oltre 180 milioni di euro per il rafforzamento della barriera di confine e l’installazione di droni di monitoraggio, sensori termici e sistemi di comunicazione sicura. Le autorità di Vilnius sottolineano che la misura non è rivolta contro i cittadini bielorussi, ma contro “un regime che rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza europea”.


La risposta di Minsk non si è fatta attendere. Il ministero degli Esteri bielorusso ha definito la decisione “un atto di ostilità politica” e ha accusato la Lituania di voler isolare la Bielorussia su mandato di Washington e Bruxelles. Le autorità di Minsk negano di essere responsabili della crisi migratoria e sostengono che i flussi di persone siano il risultato di “politiche fallimentari dell’Unione europea”. I media governativi bielorussi hanno parlato di “campagna antirusso e antibielorussa orchestrata dai Paesi baltici” e hanno accusato Vilnius di violare i diritti umani dei migranti respinti alla frontiera.


A Bruxelles, la Commissione europea ha ribadito il pieno sostegno alla Lituania e agli altri Paesi membri che si trovano lungo la frontiera orientale. La presidente Ursula von der Leyen ha parlato di “un chiaro esempio di guerra ibrida” e ha assicurato che l’Unione continuerà a fornire supporto finanziario e operativo per la difesa dei confini. L’Alto rappresentante per la politica estera Josep Borrell ha aggiunto che “qualsiasi tentativo di destabilizzare gli Stati membri attraverso l’uso dei flussi migratori sarà considerato un atto ostile nei confronti dell’Unione”.


La NATO segue con attenzione l’evolversi della situazione. Il segretario generale Jens Stoltenberg ha dichiarato che l’Alleanza atlantica “è pronta a proteggere ogni centimetro del territorio dei suoi membri” e che le esercitazioni congiunte previste nei prossimi mesi nei Paesi baltici includeranno anche scenari di difesa da minacce ibride e attacchi informatici. La Lituania ospita già un contingente multinazionale della NATO guidato dalla Germania, che sarà ulteriormente potenziato con l’arrivo di nuove truppe e mezzi corazzati nel corso del 2025.


La chiusura dei confini avrà inevitabili ripercussioni anche sul piano economico. Gli scambi commerciali tra Lituania e Bielorussia, già ridotti a causa delle sanzioni europee, subiranno un ulteriore calo, colpendo in particolare il traffico di merci attraverso il porto di Klaipėda, utilizzato in passato per il transito dei fertilizzanti bielorussi. Il governo di Vilnius ha dichiarato che la priorità resta la sicurezza nazionale, ma ha avviato colloqui con l’Unione europea per ottenere compensazioni economiche destinate alle imprese danneggiate dalla chiusura.


Sul piano politico interno, la decisione rafforza la linea del governo lituano, che da tempo sostiene una politica estera fortemente filo-occidentale e una posizione di totale sostegno all’Ucraina. La premier Ingrida Šimonytė ha ribadito che “la Bielorussia non è un attore neutrale ma un alleato attivo della Russia” e che il mantenimento della chiusura dei confini è una misura di sicurezza necessaria “in un momento storico in cui le minacce ibride sono diventate strumenti di guerra non convenzionale”.


Il confine tra Lituania e Bielorussia si estende per oltre 680 chilometri e rappresenta uno dei tratti più sensibili dell’intera frontiera esterna dell’Unione europea. Da quando è iniziata la crisi dei migranti nel 2021, più di 22.000 tentativi di attraversamento illegale sono stati respinti dalle autorità lituane. La cooperazione tra i Paesi baltici ha permesso di contenere i flussi, ma le tensioni restano alte e le operazioni di pattugliamento continuano 24 ore su 24.


La scelta di Vilnius, sostenuta da Polonia e Lettonia, consolida un fronte comune tra gli Stati dell’Europa orientale, determinati a rafforzare la propria sicurezza e a mantenere alta la pressione diplomatica su Minsk e su Mosca. In un contesto in cui la frontiera tra l’Unione europea e la Bielorussia è diventata una linea di frizione geopolitica, la Lituania si conferma uno degli attori più attivi nel contenimento delle minacce ibride, ponendo la questione della sicurezza dei confini come tema centrale dell’agenda europea dei prossimi anni.

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