La guerra ibrida in Europa fa un salto di qualità: attacchi sotto soglia e nuove sfide per la sicurezza
- piscitellidaniel
- 26 set
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Negli ultimi giorni diversi episodi hanno mostrato come la guerra ibrida in Europa stia cambiando natura, trasformandosi da fenomeno episodico a strategia strutturata e coordinata. L’elemento nuovo è la simultaneità con cui vengono colpiti settori diversi: attacchi informatici, sabotaggi, disturbi ai sistemi di navigazione, disinformazione e pressioni economiche si sovrappongono, creando un quadro inedito e difficile da governare. Non si tratta più di singole provocazioni ma di un mosaico complesso che mira a testare la resilienza degli Stati e a misurare la capacità dell’Unione europea di reagire in modo unitario.
Tra gli episodi che hanno destato maggiore attenzione vi sono le interferenze ai sistemi Gps, segnalate da diversi Paesi e capaci di influenzare anche i voli civili. In un caso, un aereo della Commissione europea è stato costretto a modificare la rotta a causa di anomalie ai sistemi di navigazione. Questi episodi rientrano in una strategia che non punta a colpire con azioni eclatanti, ma a minare la fiducia nell’affidabilità delle infrastrutture. Allo stesso tempo, le campagne di disinformazione si intensificano sui social e nelle piattaforme digitali, diffondendo notizie manipolate e narrative polarizzanti. L’obiettivo è erodere la coesione interna, amplificando divisioni e sospetti.
Il fronte informatico resta uno dei più delicati. Le intrusioni nelle reti di comunicazione e nei servizi pubblici si moltiplicano, colpendo settori sanitari, energetici e finanziari. In molti casi non si tratta di blocchi totali, ma di rallentamenti e disservizi che generano sfiducia nei cittadini. L’attacco ibrido si manifesta così come un logoramento progressivo, che non mira a distruggere ma a destabilizzare, rendendo incerto l’orizzonte di sicurezza.
Un altro aspetto che caratterizza questa nuova fase è la difficoltà di attribuire con precisione le responsabilità. Gli attacchi ibridi vengono spesso condotti da attori che si muovono nell’anonimato, utilizzando infrastrutture informatiche collocate in Paesi terzi o affidandosi a gruppi non direttamente riconducibili a governi. Questa ambiguità rende più complessa la reazione politica e diplomatica, perché impedisce di qualificare chiaramente l’episodio come atto di guerra o come semplice sabotaggio.
La simultaneità degli eventi evidenzia inoltre il rischio di saturazione delle capacità difensive. Quando più settori vengono colpiti nello stesso momento, i singoli Stati faticano a coordinare una risposta efficace e a proteggere al tempo stesso reti energetiche, sistemi informatici e infrastrutture fisiche. È questo il salto di qualità che trasforma la guerra ibrida in un fenomeno sistemico, non più confinato a episodi circoscritti.
L’Unione europea e la Nato vengono così spinte a rafforzare i meccanismi comuni di difesa e a elaborare protocolli condivisi che consentano reazioni rapide e coordinate. La difesa non può più limitarsi al settore militare tradizionale, ma deve includere cyber-sicurezza, protezione delle comunicazioni, monitoraggio degli spazi aerei e marittimi, oltre a strategie contro la disinformazione. È un terreno nuovo anche sul piano giuridico, perché gli ordinamenti nazionali non sempre dispongono di strumenti adeguati per affrontare attacchi che non rientrano nelle categorie classiche di conflitto.
La guerra ibrida oggi si muove soprattutto nelle aree grigie, negli spazi di incertezza, nei vuoti normativi e nei punti deboli della società. In questo senso, gli ultimi episodi in Europa mostrano un salto di qualità che non riguarda solo la tecnologia, ma la concezione stessa della sicurezza e della sovranità.

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