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La Corte di Giustizia UE boccia il programma dei "passaporti d'oro" di Malta: violazione dei principi comunitari​

Il 29 aprile 2025, la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha emesso una sentenza storica dichiarando illegittimo il programma maltese di cittadinanza per investimento, noto come "passaporti d'oro". Secondo la Corte, tale schema viola i principi fondamentali dell'UE, trasformando la cittadinanza europea in una mera transazione commerciale e minando la fiducia reciproca tra gli Stati membri.​


Il programma, lanciato nel 2013, permetteva a cittadini stranieri di ottenere la cittadinanza maltese, e quindi europea, in cambio di investimenti significativi nel paese. I requisiti includevano una donazione di almeno 600.000 euro al National Development and Social Fund, un investimento immobiliare minimo di 700.000 euro o un affitto annuale di almeno 16.000 euro, e una donazione di 10.000 euro a un'organizzazione benefica registrata. Inoltre, era richiesta una residenza effettiva a Malta per un periodo che variava da 12 a 36 mesi, a seconda dell'importo investito.​


Nonostante le modifiche apportate nel 2020 per rafforzare i controlli e l'esclusione di cittadini russi e bielorussi dal programma nel 2022, la Corte ha ritenuto che il sistema continuasse a mercificare la cittadinanza, contravvenendo ai principi di solidarietà e cooperazione sincera sanciti dai trattati dell'UE. La sentenza sottolinea che la cittadinanza europea non può essere oggetto di compravendita, poiché rappresenta un legame profondo tra l'individuo e l'Unione, con diritti e doveri che vanno oltre l'aspetto economico.​


Il programma maltese ha attirato critiche sin dalla sua introduzione, con preoccupazioni riguardo al rischio di riciclaggio di denaro, evasione fiscale e infiltrazioni criminali. Un'indagine del Financial Times ha rivelato che alcuni beneficiari dei "passaporti d'oro" erano individui politicamente esposti o soggetti a sanzioni internazionali, e che molti non rispettavano i requisiti di residenza effettiva, trascorrendo solo pochi giorni a Malta prima di ottenere la cittadinanza.


La Commissione Europea aveva avviato una procedura di infrazione contro Malta nel 2020, culminata con il deferimento alla Corte di Giustizia nel 2023. La sentenza attuale impone a Malta di cessare immediatamente il programma, con la possibilità di sanzioni finanziarie in caso di inadempienza. Il governo maltese ha dichiarato di voler analizzare attentamente le implicazioni legali della decisione per adeguare il proprio quadro normativo ai principi delineati dalla Corte.​


La decisione della Corte ha implicazioni significative anche per altri Stati membri che hanno adottato o stanno considerando programmi simili. Cipro e Bulgaria, ad esempio, hanno già abolito i loro schemi di cittadinanza per investimento sotto la pressione di Bruxelles. La sentenza rafforza la posizione dell'UE contro la vendita della cittadinanza e potrebbe influenzare le politiche di altri paesi che offrono "visti d'oro" o programmi di residenza per investimento.​


Organizzazioni come Transparency International hanno accolto con favore la sentenza, definendola una vittoria per l'integrità dell'UE e un passo importante nella lotta contro la corruzione e l'abuso dei sistemi di cittadinanza. Tuttavia, la revoca delle cittadinanze già concesse potrebbe rivelarsi complessa, sollevando questioni legali e diplomatiche, soprattutto se coinvolge individui con doppia cittadinanza o con legami consolidati in altri Stati membri.​


Il caso maltese evidenzia la necessità di un approccio armonizzato a livello europeo per la concessione della cittadinanza e della residenza, al fine di garantire che tali processi rispettino i valori fondamentali dell'Unione e non compromettano la sicurezza e la fiducia tra gli Stati membri. La sentenza della Corte di Giustizia rappresenta un monito per tutti i paesi dell'UE che considerano la cittadinanza come uno strumento economico, ricordando che essa è, prima di tutto, un'espressione di appartenenza e di impegno verso la comunità europea.

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