La Corte dei Conti tedesca boccia la manovra del governo: criticità, dissenso, derive contabili e prospettive instabili per i bilanci federali
- piscitellidaniel
- 17 set
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La Corte dei Conti tedesca ha formalmente respinto la proposta di manovra finanziaria predisposta dal governo, sollevando rilievi pesanti sia sulla legittimità costituzionale del disegno di legge sia sulla trasparenza dei conti pubblici. Il documento dei magistrati contendibili mette in luce che molte delle coperture indicate non sono credibili, che alcune spese sono state “nascoste” in fondi speciali esterni al bilancio ordinario, e che il rispetto del freno all’indebitamento (Schuldenbremse), sancito dalla Costituzione tedesca, è stato compromesso da pratiche di ricorso a strumenti contabili che aggirano i limiti imposti.
La Corte rileva una discrepanza importante tra il deficit dichiarato e il deficit reale previsto una volta considerate le spese trasferite fuori dal bilancio federale standard. Le spese speciali – fondi dedicati alle forze armate, alla lotta contro il cambiamento climatico, al gas e all’energia, al sostegno ai prezzi dell’energia per famiglie e imprese – vengono gestite attraverso veicoli finanziari che non sono sottoposti al consueto scrutinio parlamentare, né rientrano nei calcoli ordinari del bilancio federale. Questo meccanismo, secondo la Corte, produce una mancanza di trasparenza e la diffusione di un deficit sostanzialmente superiore a quanto viene ufficialmente ammesso.
Uno dei nodi centrali sollevati è l’uso retroattivo e improprio di fondi speciali: alcuni stanziamenti già effettuati o previsti su esercizi in corso e passati sono stati reindirizzati come se facessero parte del bilancio ordinario, o addirittura utilizzati per obiettivi non previsti originariamente, senza che il parlamento abbia dato l’approvazione esplicita per tali modifiche. Questo spostamento dei costi “fuori bilancio” produce un effetto tecnico: permette al governo di rispettare formalmente il Schuldenbremse pur accrescendo la spesa reale, coprendo obblighi di bilancio che, altrimenti, dovrebbero essere visibili nel deficit federale ufficiale.
La Corte contesta anche la mancanza di chiarezza sulle regole di copertura delle spese: alcune voci non hanno fonti certe, altre dipendono da trasferimenti futuri incerti, da entrate tributarie che non hanno ancora la certezza del gettito, o da fondi speciali per i quali non è chiaro se e come verranno finanziati senza violare le regole costituzionali sul limite del debito. I magistrati affermano che “pianificare un aumento delle spese senza chiarire il finanziamento non è un segnale di solidità finanziaria”.
Altro punto critico è l’interpretazione del freno al debito: per il governo la Schuldenbremse consente l’uso di fondi speciali esterni o escamotage contabili in circostanze particolari, ma la Corte sostiene che questi strumenti non possono diventare la norma, perché altrimenti la regola perde di efficacia, si trasforma in un vuoto formale che autorizza spese crescenti senza la trasparenza e il controllo necessario. Secondo i giudici contabili, la regola costituzionale non è un vincolo flessibile da aggirare sistematicamente, ma un regime da rispettare rigorosamente, con eccezioni strettamente limitate.
Le reazioni politiche sono state immediate: tra i partiti della coalizione di governo – socialdemocratici, verdi e liberali – cresce il disaccordo su come rispondere ai rilievi. Alcuni ministri difendono la manovra come necessaria per sostenere investimenti nel clima, nella difesa, nelle infrastrutture e per rispondere all’aumento dei costi energetici, affermando che le pratiche contabili “innovative” servono a conciliare le esigenze immediate con i vincoli costituzionali. Altri esponenti, specie liberali, mostrano timore per l’effetto reputazionale e finanziario, per il rischio che i mercati reagiscano male a una percepita perdita di credibilità del bilancio federale tedesco.
Dal lato parlamentare il Bundestag e il Bundesrat sono chiamati a valutare emendamenti che possano correggere le criticità indicate: chiarire le fonti di finanziamento, ridurre l’uso dei fondi speciali per spese ordinarie, assicurare che ogni spesa nuova sia accompagnata da stanziamenti certi, rendere visibili nel bilancio federale tutte le voci che il governo ha finora tenuto parzialmente “fuori” dal conteggio ufficiale.
Un tema che si profila come centrale è l’effetto sul rating di solvibilità dello Stato federale tedesco, sul costo del debito, sugli interessi pagati sui mercati internazionali, sul rischio che investitori chiedano premi di rischio più alti se percepiscono che i conti pubblici non sono gestiti con effettiva trasparenza o sono ricorsi a stratagemmi contabili.
In prospettiva, la sentenza della Corte dei Conti potrebbe costringere il governo a rivedere alcuni impegni di spesa, a far slittare investimenti, a ridurre le spese in settori dove la copertura normativa o contabile è meno certa, oppure ad aumentare entrate tributarie se alternative valide non sono disponibili.

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