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La Commissione UE promuove l'Italia: nessuna nuova misura di risanamento necessaria

La Commissione europea ha recentemente comunicato che l'Italia non dovrà adottare ulteriori misure di risanamento dei conti pubblici nel breve termine. Questa decisione rappresenta un riconoscimento degli sforzi compiuti dal Paese nel consolidamento fiscale e nella gestione del debito pubblico, in linea con le nuove regole del Patto di Stabilità e Crescita.


Il nuovo Patto di Stabilità e Crescita

Il Patto di Stabilità e Crescita, riformato nel 2024, prevede piani di rientro del debito pubblico di durata quadriennale, estendibili a sette anni per i Paesi che intraprendono riforme strutturali significative. L'obiettivo è riportare il rapporto debito/PIL sotto il 60% e il deficit sotto il 3% del PIL. Per l'Italia, con un debito superiore al 90% del PIL, è richiesta una riduzione media annua dell'1% del rapporto debito/PIL.


Valutazione positiva della Commissione

Nel novembre 2024, la Commissione europea ha valutato positivamente il Piano di Stabilità e Crescita (PSC) presentato dall'Italia, ritenendolo credibile e in linea con le raccomandazioni europee. Il piano prevede un percorso di aggiustamento fiscale esteso a sette anni, grazie all'inclusione di riforme e investimenti strategici. La Commissione ha sottolineato che il consolidamento fiscale non avverrà a scapito degli investimenti, con una previsione di aumento degli investimenti pubblici dal 3,5% al 3,8% del PIL tra il 2024 e il 2025.


Impegni futuri e monitoraggio

Sebbene l'Italia non debba adottare nuove misure di risanamento immediatamente, la Commissione ha raccomandato di mantenere il percorso di spesa netta stabilito e di attuare le riforme e gli investimenti previsti entro le scadenze indicate. Il rispetto di questi impegni sarà monitorato attentamente, con una valutazione prevista entro fine aprile sulla capacità di esecuzione degli impegni da parte dell'Italia.


Confronto con altri Paesi europei

La promozione dell'Italia si distingue nel contesto europeo, dove altri Paesi come Germania e Paesi Bassi hanno ricevuto valutazioni meno favorevoli. La Commissione ha giudicato i documenti programmatici di questi Paesi "non pienamente in linea" con le raccomandazioni, evidenziando la necessità di ulteriori misure correttive .

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