La Commissione Ue chiarisce: nessun allarme per la dipendenza dal gas Usa, differenze strutturali con la Russia
- piscitellidaniel
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La Commissione europea interviene nel dibattito sulla sicurezza energetica dell’Unione per chiarire che non esiste un allarme legato a una nuova dipendenza dal gas proveniente dagli Stati Uniti, respingendo i paragoni con il rapporto che per decenni ha legato l’Europa alle forniture russe. Le precisazioni arrivano in un contesto in cui l’aumento delle importazioni di gas naturale liquefatto statunitense ha sollevato interrogativi politici ed economici sulla sostenibilità di lungo periodo dell’attuale strategia energetica europea. Bruxelles sottolinea come il rafforzamento dei flussi dagli Stati Uniti rappresenti una componente di un mix più ampio e diversificato, profondamente diverso, per natura e funzionamento, dal modello di dipendenza che si era consolidato con Mosca.
Secondo la Commissione, il primo elemento di distinzione riguarda la struttura del mercato. Le forniture di gas russo si basavano in larga misura su contratti di lungo periodo, su infrastrutture dedicate e su un rapporto fortemente asimmetrico, che lasciava agli Stati europei margini di manovra limitati in caso di tensioni geopolitiche. Il gas statunitense, al contrario, arriva prevalentemente sotto forma di Gnl acquistato sul mercato globale, con contratti più flessibili e una maggiore possibilità di diversificazione dei fornitori. Questo assetto consente ai Paesi europei di modulare gli approvvigionamenti in funzione delle condizioni di mercato, riducendo il rischio di pressioni politiche dirette legate alla fornitura energetica.
Un secondo elemento centrale riguarda il contesto geopolitico e istituzionale. La Commissione evidenzia come i rapporti con gli Stati Uniti si collochino all’interno di un’alleanza strategica consolidata, fondata su interessi convergenti e su un quadro di regole condivise. Questo non elimina il rischio di tensioni commerciali o di divergenze politiche, ma riduce in modo significativo la possibilità che l’energia venga utilizzata come strumento di coercizione sistemica. Nel caso della Russia, invece, l’esperienza recente ha mostrato come il gas potesse essere impiegato come leva geopolitica, con effetti destabilizzanti per l’economia europea e per la sicurezza energetica complessiva dell’Unione.
La Commissione richiama inoltre il ruolo delle politiche europee di diversificazione e transizione energetica. L’aumento delle importazioni di Gnl dagli Stati Uniti viene descritto come una risposta contingente a una fase di emergenza, successiva alla riduzione drastica delle forniture russe, e non come la base di una nuova dipendenza strutturale. L’obiettivo di medio e lungo periodo resta la riduzione complessiva del consumo di gas, attraverso l’espansione delle fonti rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e lo sviluppo di infrastrutture compatibili con nuovi vettori energetici. In questo quadro, il gas statunitense viene considerato uno strumento di stabilizzazione temporanea, utile a garantire sicurezza degli approvvigionamenti durante la transizione.
Dal punto di vista economico, Bruxelles sottolinea come il mercato del Gnl favorisca una maggiore concorrenza tra fornitori, contribuendo a contenere i rischi legati a posizioni dominanti. La possibilità di attingere a diverse aree di produzione, dagli Stati Uniti al Medio Oriente fino ad altri Paesi esportatori, rafforza il potere contrattuale dell’Unione e riduce la vulnerabilità a shock improvvisi. La Commissione riconosce che il costo del Gnl può risultare più elevato rispetto al gas via pipeline, ma evidenzia come la sicurezza energetica e la flessibilità del sistema abbiano assunto un valore prioritario dopo le crisi degli ultimi anni.
Il chiarimento di Bruxelles si inserisce anche in un confronto politico interno, in cui alcuni Stati membri esprimono preoccupazioni per il rischio di sostituire una dipendenza con un’altra. La Commissione risponde ribadendo che la lezione appresa dal rapporto con la Russia ha portato a un cambiamento strutturale nell’approccio europeo all’energia, basato su pluralità delle fonti, integrazione dei mercati e coordinamento a livello comunitario. In questa prospettiva, il rafforzamento delle importazioni dagli Stati Uniti non viene letto come un vincolo, ma come una delle opzioni disponibili in un sistema più resiliente e meno esposto a ricatti geopolitici.
Nel complesso, la posizione della Commissione mira a rassicurare mercati e governi sul fatto che l’Unione europea non stia ripercorrendo schemi del passato. Le differenze con la Russia vengono definite evidenti sul piano contrattuale, politico e strategico, mentre l’attuale assetto energetico viene presentato come più flessibile e adattabile. La sfida resta quella di trasformare questa fase di riequilibrio in un’accelerazione della transizione, riducendo progressivamente il peso del gas nel mix energetico europeo. In questo senso, il gas statunitense viene collocato in una strategia di gestione del rischio, non come nuovo pilastro permanente, ma come elemento funzionale a garantire stabilità in una fase di profonda trasformazione del sistema energetico dell’Unione.

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