La Casa Bianca annuncia migliaia di licenziamenti in funzione dello shutdown e di una ridefinizione dell’apparato federale
- piscitellidaniel
- 2 ott
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In un contesto politico già teso, l’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump ha deciso di dare seguito concreto all’ipotesi di licenziamenti massicci di personale federale nel caso in cui si attivasse lo shutdown governativo a partire dall’inizio del nuovo anno fiscale. La Casa Bianca ha avvertito che migliaia di posti di lavoro potrebbero essere cancellati, soprattutto all’interno di agenzie considerate “non allineate” o impegnate in programmi discrezionali. L’Office of Management and Budget (OMB) ha emesso una direttiva che richiede alle agenzie federali di elaborare piani di riduzione del personale, individuando i programmi i cui finanziamenti discrezionali scadranno e che non saranno rinnovati.
Il piano di licenziamenti rappresenta una netta rottura rispetto alle consuetudini degli shutdown passati, nei quali i tagli al personale erano in genere temporanei e i dipendenti venivano reintegrati una volta approvati nuovi stanziamenti. Qui, è previsto che i tagli possano essere permanenti, eseguendo ristrutturazioni radicali nei dipartimenti e nelle agenzie “non prioritarie” secondo l’amministrazione in carica. Si tratterebbe di una misura dai risvolti ideologici, che mira non solo alla compressione della spesa pubblica, ma anche a rimodellare profondamente l’architettura governativa, eliminando dal sistema chi è percepito come avversario o superfluo.
In pratica, l’OMB ha chiesto a ciascuna agenzia di identificare quei programmi che perderanno sostegno finanziario dal primo ottobre e di predisporre piani di licenziamento al di là dei congedi tecnici. Le autorità definiscono “programmi non obbligatori” quelli che non rientrano in missioni essenziali come la sicurezza nazionale, i servizi di emergenza, il traffico aereo, la previdenza sociale, l’assistenza agli anziani e alle Forze Armate. In teoria, tali settori continuerebbero a operare pur in condizioni di shutdown, mentre tutte le strutture “discrezionali” potrebbero subire riduzioni drammatiche.
Le dichiarazioni ufficiali sono state piuttosto stringate: la portavoce della Casa Bianca ha parlato di “licenziamenti imminenti” se i finanziamenti non verranno approvati, senza dettagliare numeri precisi né tempistiche definitive. Le stime parlano di “migliaia” di lavoratori potenzialmente coinvolti, con la possibilità che alcune misure scattino già nei primi giorni dello shutdown. Le agenzie, avvertono i vertici dell’amministrazione, devono presentare piani pronti all’attivazione non appena il blocco entra in vigore.
Questo approccio segnala una strategia audace, che punta a portare l’assalto non solo sulle spese correnti del governo, ma anche sul presidio istituzionale. Le agenzie “non allineate” — spesso quelle coinvolte in controlli, regolazioni, politiche sociali, ambiente, diritti civili — sono chiaramente nel mirino del riassetto. Con questo colpo, Trump intende consolidare il potere dell’esecutivo, ridurre i soggetti potenzialmente ostili e riaffermare una visione di governo minimalista, forte e centralizzata.
Da un punto di vista politico, la mossa assume una forte valenza di pressione: l’ombra dei licenziamenti consente di inserire un fattore coercitivo nei negoziati sul bilancio con i democratici, spingendo affinché si accettino veli di compromesso o si arretri su alcune posizioni. Il fatto che i tagli possano essere permanenti amplifica la posta in gioco, rendendo più difficile invertire il percorso una volta che le decisioni siano entrate in vigore.
Sul fronte sociale, la prospettiva è già alimentando forte apre apprensione tra i dipendenti federali, i cui diritti e stabilità lavorativa sono messi in discussione. In particolare, chi lavora nei programmi discrezionali — ricerca ambientale, formazione, assistenza sociale, regolazioni minori — dovrà affrontare l’insicurezza del reintegro. I sindacati federali stanno già mobilitandosi, chiedendo che qualsiasi misura sia accompagnata da protezioni, compensazioni, e che non venga decisa unilateralmente senza contrattazione.
La cornice normativo-costituzionale è anch’essa sotto stress: molti osservatori segnalano che un taglio indiscriminato del personale durante uno shutdown, senza passare dal Congresso o da law appropriation, solleva questioni legali e contraddizioni con la separazione dei poteri. Il Congresso ha finora resistito ad alcune pressioni, ma il controllo delle Camere da parte repubblicana rende il quadro più fluido e suscettibile a cambi improvvisi di posizione.
A livello operativo, le agenzie devono attrezzarsi rapidamente, valutando ruoli, contratti, obblighi legali e la rimodulazione dei servizi essenziali. In molti casi, le strutture amministrative non hanno sistemi pronti per gestire tagli estesi con impatto minimo sui servizi primari. La tensione operativa sarà alta, con il rischio che la qualità dei servizi governativi crolli in molte aree se le misure saranno attuate senza cautela.
In definitiva, la scelta annunciata dalla Casa Bianca configura uno scontro istituzionale intenso: la mobilitazione dei licenziamenti non è soltanto una mossa economica, ma una dichiarazione politica di potere. La data chiave rimane l’inizio del nuovo anno fiscale, dal quale scatta lo shutdown se il Congresso non approva un bilancio. Il prelievo sui dipendenti federali appare come una forma drammatica di leva: scelta rischiosa, divisiva, che ridefinisce la natura stessa dell’intervento statale negli Stati Uniti.

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