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L’uragano Melissa mette in allarme i Caraibi con venti oltre i 150 chilometri orari

L’uragano Melissa si è formato nel cuore del Mar dei Caraibi e ha rapidamente raggiunto una potenza tale da spingere le autorità regionali a dichiarare lo stato di massima allerta. La tempesta, che fino a pochi giorni fa era classificata come depressione tropicale, si è intensificata in poche ore fino a generare venti superiori ai 150 chilometri orari, accompagnati da piogge torrenziali e mareggiate violente. I governi di Giamaica, Haiti e Repubblica Dominicana hanno attivato i piani di emergenza, ordinando la chiusura delle scuole, la sospensione dei voli e il trasferimento preventivo di migliaia di persone dalle zone costiere verso rifugi temporanei.


Il centro nazionale uragani statunitense ha indicato che Melissa si muove lentamente verso nord-ovest, a una velocità inferiore ai 10 chilometri orari, un fattore che aumenta il rischio di devastazioni prolungate. Quando un uragano rallenta la sua traiettoria, le piogge persistono per ore sullo stesso territorio, causando inondazioni e frane. Le autorità giamaicane hanno segnalato già i primi allagamenti nella parrocchia di St. Mary e nel distretto di Portland, dove le raffiche hanno abbattuto linee elettriche e alberi di grande dimensione. In alcune zone rurali dell’isola si sono registrate interruzioni delle comunicazioni e difficoltà nei soccorsi a causa delle strade invase dal fango.


Ad Haiti la situazione è ancora più critica. L’isola, già provata da anni di instabilità politica e crisi umanitaria, non dispone di un sistema di difesa civile in grado di affrontare fenomeni meteorologici di questa intensità. Il governo ad interim ha chiesto aiuto alla comunità internazionale, sottolineando che la combinazione tra venti forti, piogge torrenziali e carenze infrastrutturali potrebbe provocare una catastrofe umanitaria. Nelle aree urbane più densamente popolate, come la capitale Port-au-Prince, la popolazione sta cercando rifugio negli edifici scolastici e nei centri di accoglienza allestiti in fretta. Le organizzazioni umanitarie hanno avviato piani di distribuzione d’emergenza per acqua potabile e generi di prima necessità, temendo che il peggioramento delle condizioni igieniche possa favorire la diffusione di malattie infettive.


In Repubblica Dominicana le autorità hanno disposto la chiusura dei porti e la sospensione della navigazione commerciale e turistica. Nelle regioni costiere di Barahona e La Romana sono stati segnalati forti venti e onde alte fino a quattro metri, mentre l’esercito ha iniziato le operazioni di evacuazione nei villaggi più esposti. Le previsioni indicano che Melissa potrebbe mantenere la sua intensità per almeno altre 48 ore, alimentata dalle alte temperature superficiali del mare, superiori alla media stagionale. Gli esperti sottolineano che la combinazione tra acque calde e scarsa presenza di venti di taglio favorisce l’espansione dei cicloni tropicali, che possono trasformarsi in uragani di categoria superiore in tempi molto brevi.


Il sistema meteorologico sta inoltre influenzando i collegamenti aerei e marittimi di tutta la regione. Diversi voli sono stati cancellati negli aeroporti di Kingston e Santo Domingo, mentre le compagnie di navigazione hanno sospeso le rotte commerciali verso i porti dei Caraibi orientali. Anche Cuba e le Bahamas hanno diramato avvisi di allerta, poiché la traiettoria di Melissa potrebbe spostarsi ulteriormente a nord e interessare le loro coste nei prossimi giorni. Le autorità locali raccomandano ai cittadini di rimanere nelle proprie abitazioni e di evitare spostamenti non essenziali, poiché molte strade risultano già impraticabili.


I meteorologi avvertono che la lentezza del sistema e la sua capacità di autoalimentarsi potrebbero renderlo uno degli uragani più distruttivi della stagione. L’intensità dei venti continua a crescere, e non si esclude che nelle prossime ore Melissa raggiunga la categoria quattro sulla scala Saffir-Simpson, con raffiche superiori ai 200 chilometri orari. In tal caso, le conseguenze per le infrastrutture e le abitazioni non rinforzate sarebbero gravi, con il rischio di perdite estese nella rete elettrica, interruzioni idriche e isolamento di intere comunità. Gli esperti stimano che oltre tre milioni di persone si trovino attualmente nelle aree a rischio immediato.


Nelle capitali dei Paesi coinvolti si susseguono le riunioni dei comitati di crisi. In Giamaica il primo ministro ha dichiarato che tutte le forze di sicurezza e i volontari della Croce Rossa sono stati mobilitati per assistere la popolazione e ripristinare i servizi essenziali non appena le condizioni lo permetteranno. In Repubblica Dominicana è stato imposto il coprifuoco notturno nelle città costiere per evitare incidenti, mentre ad Haiti il governo ha chiesto ai cittadini di segnalare le persone bloccate o i crolli attraverso le linee di emergenza gestite dalle Nazioni Unite.


L’uragano Melissa rappresenta l’ennesimo evento estremo di una stagione atlantica che si è distinta per la sua intensità fuori scala. Gli esperti ritengono che il riscaldamento delle acque oceaniche e le anomalie termiche osservate negli ultimi mesi stiano contribuendo a un incremento nella frequenza e nella forza dei cicloni tropicali. In meno di tre settimane, questa è la seconda tempesta a raggiungere la categoria di uragano maggiore nella regione caraibica. Le previsioni non escludono la formazione di nuovi sistemi nelle prossime settimane, poiché le condizioni atmosferiche rimangono favorevoli allo sviluppo di fenomeni di grande intensità.


La popolazione dei Caraibi attende ora con apprensione le prossime ore, mentre il fronte di Melissa continua a muoversi verso nord-ovest, minacciando con piogge torrenziali e venti impetuosi una delle aree più vulnerabili del pianeta.

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