L’Unione europea si prepara a una stretta su asset russi e rafforza la difesa anti-drone in vista del summit di Copenaghen
- piscitellidaniel
- 30 set
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Nel clima teso che anticipa il vertice informale tra i 27 leader europei a Copenaghen, Bruxelles accelera su due dossier strategici: l’uso degli asset russi congelati e la costruzione di un “muro anti-drone” per difendere il fianco orientale dell’Unione. Le incursioni recenti di droni russi in vari Stati membri e le pressioni sul fronte Ucraina hanno reso evidente che lo spazio aereo europeo non può più essere considerato un perimetro sicuro. I temi convergono in una cornice emergente: l’Unione vuole trasformare decisioni simboliche in infrastrutture operative, mossasi che segnano il salto da reattività a deterrenza.
Da una parte, il piano europeo prevede che una parte degli asset finanziari russi precedentemente congelati passi da mera “messa in blocco” a uso attivo in favore di Kiev. Il progetto ipotizza la trasformazione di titoli in scadenza in liquidità che possa essere prestata all’Ucraina, con cifre ipotizzate attorno ai 140 miliardi di euro. Questa operazione finanziaria, specie se accompagnata da un quadro giuridico solido, verrebbe inserita in un piano complessivo di sostegno alla guerra. Ma il tema è politicamente delicato: va garantito che non si parli di “confisca”, in modo da non violare il principio della proprietà privata, e servono garanzie affinché l’operazione non comprometta la credibilità degli impegni europei nei confronti degli investitori.
Parallelamente, la questione militare è diventata urgente: il numero crescente di violazioni dello spazio aereo Ue, anche su Stati non direttamente coinvolti nel conflitto, ha messo in luce una vulnerabilità strutturale. L’occultamento e la rapidità operativa dei droni, insieme alla loro capacità di operare in sciame, richiedono sistemi di difesa dedicati che vadano oltre i radar tradizionali. È così che nasce l’idea del “muro anti-drone”, una barriera multilivello di sensori, jammer, sistemi di rilevamento e risposta automatica, costruita lungo il fianco orientale e coordinata tra gli Stati membri più esposti. Le nazioni baltiche, l’Europa dell’Est, la Polonia e altri vicini della guerra hanno già avviato colloqui bilaterali e multilaterali per definire moduli condivisi di difesa.
Il progetto prende forma sotto il nome tecnico “Eastern Flank Watch”. L’intento è che l’Ue assuma non solo un ruolo finanziario ma anche operativo: supportare la capacità degli Stati membri per rilevare, tracciare e neutralizzare droni in avvicinamento. L’Ucraina, che da tempo affronta attacchi quasi quotidiani da parte dei droni russi, porta in dote esperienza, tecnologie e competenze che possono essere messe a sistema con quelle europee. Il confronto tecnico è complesso: il sistema dovrà essere interoperabile con le difese nazionali, compatibile con i sistemi della NATO e capace di adattarsi a scenari mutevoli.
Nel vertice di Copenaghen, le capitali discuteranno a livello politico la cornice dell’impianto difensivo condiviso, lasciando ai tavoli tecnici i dettagli su modalità, finanziamenti e governance. Alcune capitali più prudenti chiedono che l’Unione non si sovrapponga alle competenze nazionali, mentre altre spingono per un ruolo centrale dell’Ue in coordinamento militare. Il cancelliere tedesco ha già espresso un’assentimento condizionato: favore dell’operazione purché non si configuri come confisca e accompagnato da un meccanismo di garanzia degli Stati.
Il contesto è aggravato da episodi recenti: droni russi hanno sorvolato lo spazio aereo di Polonia, Estonia, Romania e persino Danimarca, provocando chiusure aeroportuali temporanee e allarmi. Queste violazioni non sono più sporadiche ma sembrano parte di una strategia ibrida. Gli Stati colpiti reclamano misure immediate, non solo dichiarazioni. Intanto, la Commissione europea sottoporrà ai leader una lettera che delinea le linee guida del “muro anti-drone” e le condizioni dell’uso degli asset russi.
Se la stretta finanziaria sull’uso degli asset russi e l’impostazione di una difesa europea anti-drone verranno approvate, l’Ue potrà avanzare verso una postura difensiva più robusta e credibile. Il salto è ambizioso: passare da attore che sostiene aerea di crisi a soggetto che organizza difesa comune. In quest’ottica, il fronte orientale non è più periferico ma centrale nella ridefinizione strategica europea.

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