L’orologeria svizzera torna a correre: la distensione sui dazi Usa rilancia Swatch, Richemont e il comparto del lusso a Zurigo
- piscitellidaniel
- 11 nov
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Il mercato azionario di Zurigo ha vissuto una giornata di forte entusiasmo grazie al balzo dei principali titoli dell’orologeria di lusso, che hanno beneficiato della distensione nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Svizzera e della prospettiva di una riduzione dei dazi sulle importazioni. Dopo mesi di incertezze legate alle politiche protezionistiche americane e al rallentamento della domanda asiatica, le aziende elvetiche del comparto hanno ritrovato slancio. Swatch Group e Richemont, i due colossi simbolo del settore, hanno guidato il rally, trainando l’intero indice SMI e segnando un rimbalzo che testimonia la solidità strutturale dell’industria orologiera svizzera.
Il clima positivo è stato alimentato dall’annuncio proveniente da Washington di un imminente allentamento delle misure tariffarie sui beni di lusso importati dall’Europa, tra cui proprio gli orologi di alta gamma. La decisione, frutto di una mediazione diplomatica condotta negli ultimi mesi, ha dissipato uno dei principali fattori di incertezza che gravavano sul comparto, permettendo agli investitori di tornare a puntare su titoli tradizionalmente considerati difensivi ma penalizzati dalle tensioni commerciali. L’effetto immediato è stato visibile sui listini: Swatch ha guadagnato oltre il 5% e Richemont più del 4%, spingendo in alto anche altri gruppi come Rolex e TAG Heuer, sebbene non quotati, beneficiari indiretti del miglioramento del sentiment.
L’orologeria svizzera rappresenta da decenni un pilastro dell’economia nazionale, unendo artigianalità e innovazione tecnologica in un settore che vale oltre 25 miliardi di franchi svizzeri in esportazioni annuali. Gli Stati Uniti costituiscono uno dei mercati più importanti, assorbendo circa il 15% delle esportazioni complessive di orologi svizzeri. I dazi introdotti negli ultimi anni avevano generato timori di contrazione della domanda e costretto molte aziende a rivedere la propria strategia distributiva, aumentando i prezzi o riorientando la produzione verso mercati più favorevoli. L’allentamento delle barriere doganali, se confermato nelle prossime settimane, potrebbe riportare stabilità e margini più elevati, favorendo un ritorno alla crescita sostenuta.
Swatch Group, in particolare, sembra destinata a beneficiare in misura significativa della nuova fase. Il gruppo controlla una galassia di marchi che spaziano dal lusso estremo di Breguet e Blancpain fino ai segmenti più accessibili di Tissot e Swatch, con una distribuzione globale che lo rende uno degli attori più esposti all’andamento dei dazi. La società guidata da Nick Hayek ha avviato un processo di innovazione tecnologica che integra la tradizione meccanica con soluzioni digitali e materiali avanzati, un’evoluzione che punta ad ampliare la base di clientela, intercettando anche i consumatori più giovani e attenti alla sostenibilità. L’attenuazione delle tensioni commerciali offrirà al gruppo un vantaggio competitivo importante nel mercato statunitense, dove la concorrenza con i brand americani e asiatici è sempre più intensa.
Anche Richemont, holding che controlla marchi iconici come Cartier, Piaget, IWC e Jaeger-LeCoultre, beneficia della nuova fase di distensione. La società ha registrato un forte interesse degli investitori dopo la pubblicazione dei dati trimestrali che hanno mostrato un incremento delle vendite nei segmenti high-end e nelle boutique monomarca. La possibilità di una riduzione dei dazi consentirebbe di recuperare parte dei margini erosi dai costi doganali e di rafforzare la presenza diretta negli Stati Uniti, un mercato dove la domanda di orologi di lusso è tornata a crescere grazie alla ripresa dei consumi nel comparto premium. L’azienda, inoltre, prosegue la sua strategia di integrazione digitale, rafforzando il canale e-commerce e le sinergie con le piattaforme di vendita online di beni di lusso, settore in forte espansione dopo la pandemia.
Il rialzo dei titoli orologieri ha contagiato l’intero comparto del lusso europeo. Gli analisti sottolineano che l’accordo commerciale tra Washington e Berna potrebbe rappresentare un punto di svolta non solo per l’industria elvetica ma anche per le maison europee, che condividono dinamiche simili. L’attenuazione dei dazi ridurrebbe il rischio di frammentazione dei mercati e di aumento dei costi, riportando fiducia tra gli investitori dopo mesi di volatilità. Anche le società francesi del settore, come LVMH e Hermès, hanno mostrato segnali di rafforzamento, beneficiando del miglioramento del contesto globale.
Dal punto di vista macroeconomico, il recupero dell’orologeria svizzera rappresenta un indicatore importante della stabilità dei consumi di fascia alta. Il comparto è tradizionalmente considerato un barometro del lusso mondiale, sensibile sia all’andamento dei mercati finanziari sia al clima geopolitico. Dopo un 2024 caratterizzato da un rallentamento della domanda in Asia e da incertezze sui mercati americani, i dati di inizio 2025 mostrano una ripresa graduale, con vendite in aumento del 3,5% su base annua secondo la Federazione dell’industria orologiera svizzera. L’eliminazione o la riduzione dei dazi potrebbe spingere ulteriormente la crescita, portando le esportazioni a superare i livelli pre-pandemia.
Un altro elemento che gioca a favore del settore è la debolezza relativa del franco svizzero, che rende i prodotti elvetici più competitivi sui mercati internazionali. La combinazione tra un cambio favorevole, la riapertura del mercato americano e la ripresa del turismo di lusso crea le condizioni ideali per un nuovo ciclo di espansione. Molti marchi stanno già pianificando investimenti in capacità produttiva e in nuove boutique, soprattutto nelle principali città statunitensi ed europee, dove la domanda di orologi di alta gamma rimane robusta.
L’ottimismo degli investitori trova conferma anche nelle previsioni degli analisti finanziari, che stimano per il 2025 un aumento dei ricavi medi del comparto compreso tra il 5% e il 7%, con margini operativi in crescita grazie alla riduzione dei costi doganali e logistici. La fiducia si riflette anche nella performance dei titoli azionari, che tornano a essere considerati una componente stabile dei portafogli di investimento. Gli esperti segnalano inoltre che il consolidamento dell’industria orologiera, con un numero crescente di fusioni e collaborazioni, potrebbe rafforzare ulteriormente la posizione della Svizzera come hub mondiale dell’alta manifattura orologiera.
Il rimbalzo di Zurigo e il successo dei marchi elvetici confermano la capacità dell’industria svizzera di reagire alle pressioni internazionali e di mantenere un ruolo centrale nel mercato globale del lusso. La tradizione di precisione, la qualità artigianale e l’innovazione tecnologica continuano a rappresentare i pilastri di un comparto che, nonostante le sfide geopolitiche e le trasformazioni dei consumi, dimostra una straordinaria capacità di adattamento. Le Borse premiano la solidità delle aziende e la resilienza di un modello produttivo che, ancora una volta, riesce a trasformare le difficoltà in un’occasione di rilancio per l’intero made in Switzerland.

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