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L’Ocse rivede al rialzo le stime di crescita globale per il 2025, ma avverte sui rischi dei dazi e sull’inflazione in Italia

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha diffuso le nuove previsioni sull’andamento dell’economia mondiale per il 2025, delineando un quadro complesso in cui segnali di ripresa si intrecciano con persistenti fattori di rischio. Le stime indicano un miglioramento per gli Stati Uniti, dove la crescita appare più solida delle attese, mentre in Europa le prospettive restano più caute. Per l’Italia la previsione di incremento del Prodotto interno lordo si ferma allo 0,6 per cento, con una dinamica ancora frenata da inflazione, consumi deboli e incertezze legate al contesto internazionale.


Secondo l’Ocse, l’economia globale beneficia del calo dei prezzi energetici, della tenuta dei mercati del lavoro e di una politica monetaria che, pur restrittiva, comincia a dare segnali di allentamento. Gli Stati Uniti si confermano come il motore principale della crescita: il Pil americano dovrebbe espandersi a un ritmo più rapido di quanto stimato in primavera, grazie alla resilienza della domanda interna, agli investimenti pubblici in infrastrutture e alle politiche industriali varate negli ultimi anni.


Diverso lo scenario per l’Europa, dove i dati restano più moderati. La Germania, tradizionale locomotiva industriale del continente, continua a soffrire per il rallentamento della domanda globale e per la transizione energetica ancora incompleta. La Francia mostra indicatori più stabili, ma non in grado di trainare l’intera area. L’Italia, pur evitando la recessione, si colloca nella parte bassa delle previsioni con un Pil atteso in crescita di appena lo 0,6 per cento. Le difficoltà strutturali del Paese, unite al peso del debito pubblico e a una produttività stagnante, limitano la capacità di agganciare la ripresa in corso in altre economie avanzate.


L’inflazione resta un tema centrale per i Paesi europei, e in particolare per l’Italia. Nonostante il ridimensionamento dei prezzi energetici rispetto ai picchi raggiunti nel 2022, l’aumento del costo della vita continua a pesare sui bilanci familiari e sulle scelte di consumo. L’Ocse rileva che le pressioni inflazionistiche in Italia restano superiori a quelle di altre economie dell’eurozona, incidendo sulla competitività e riducendo il potere d’acquisto. La dinamica dei salari, pur in crescita, non riesce a compensare pienamente l’aumento dei prezzi, generando un clima di cautela nei consumatori e scoraggiando nuovi investimenti.


Un altro elemento di preoccupazione riguarda le tensioni commerciali internazionali. L’Ocse segnala che l’introduzione di nuovi dazi e barriere tariffarie, in particolare tra Stati Uniti e Cina ma anche in altri segmenti del commercio globale, rischia di rallentare lo slancio della ripresa. Le misure protezionistiche stanno già influenzando catene di approvvigionamento e costi delle imprese, con ricadute sui prezzi al consumo e sulla stabilità dei mercati. L’organizzazione invita i governi a evitare un’escalation di misure restrittive che potrebbero compromettere la crescita internazionale.


Il quadro delineato evidenzia anche il ruolo delle politiche monetarie e fiscali. Le principali banche centrali, a partire dalla Federal Reserve e dalla Banca centrale europea, hanno lasciato intendere che i tassi di interesse resteranno elevati ancora per qualche tempo, pur valutando eventuali riduzioni nel corso del 2025 se le condizioni inflazionistiche lo permetteranno. Questo approccio prudente mira a consolidare la stabilità dei prezzi, ma rischia di frenare ulteriormente gli investimenti privati e la capacità di spesa delle famiglie.


Per l’Italia, il tema del debito pubblico continua a essere centrale. Con un rapporto debito/Pil tra i più alti del mondo avanzato, ogni rallentamento della crescita rende più complesso mantenere la sostenibilità dei conti pubblici. L’Ocse invita a proseguire con riforme strutturali in grado di stimolare la produttività, migliorare l’efficienza della pubblica amministrazione e favorire l’innovazione tecnologica. Solo in questo modo il Paese potrà rafforzare la propria competitività e attrarre nuovi investimenti.


L’organizzazione sottolinea anche l’importanza degli investimenti legati alla transizione ecologica e digitale. La capacità dell’Europa e dell’Italia di mobilitare risorse per la decarbonizzazione e l’innovazione tecnologica sarà decisiva per mantenere un ruolo competitivo nello scenario internazionale. Le imprese che sapranno adattarsi più rapidamente alle nuove regole ambientali e alle esigenze dei mercati globali avranno un vantaggio significativo, mentre quelle meno reattive rischiano di essere penalizzate.


Un aspetto positivo rilevato dall’Ocse è la tenuta del mercato del lavoro. In Italia l’occupazione è rimasta stabile e in alcuni settori in crescita, ma persistono forti divari territoriali e di genere. Inoltre, la qualità dell’occupazione rimane un problema, con una quota rilevante di contratti a tempo determinato e con salari medi ancora lontani da quelli delle principali economie europee. L’organizzazione suggerisce politiche mirate per rafforzare l’occupazione giovanile, la formazione continua e la valorizzazione delle competenze digitali.


Lo scenario delineato conferma dunque una ripresa economica globale che procede a più velocità. Gli Stati Uniti accelerano, l’Asia continua a crescere con dinamiche diversificate, mentre l’Europa si muove più lentamente, zavorrata da problemi strutturali e da nuove tensioni commerciali. In questo contesto, l’Italia è chiamata a non perdere l’occasione di sfruttare gli strumenti del Pnrr e gli investimenti europei per affrontare le proprie debolezze storiche e agganciarsi con maggiore forza al ciclo di crescita internazionale.

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