L’Italia tra stretta creditizia e rilancio degli investimenti
- Giuseppe Politi

- 14 set
- Tempo di lettura: 2 min
Il panorama economico italiano si muove lungo un crinale complesso, caratterizzato da una stretta creditizia che rischia di soffocare la ripresa e, parallelamente, dalla necessità impellente di rilanciare gli investimenti privati e pubblici. Le banche, pressate dalle nuove regole prudenziali europee e dal timore di accumulare sofferenze, hanno irrigidito i criteri di concessione dei prestiti. Ciò ha determinato un calo delle nuove erogazioni, con particolare impatto sulle piccole e medie imprese, che rappresentano l’ossatura del sistema produttivo nazionale.
Gli imprenditori denunciano tempi di istruttoria più lunghi, richieste di garanzie sproporzionate e condizioni economiche gravose. Tale dinamica, unita all’aumento dei tassi di interesse, rende difficile programmare investimenti di medio-lungo periodo, riducendo la competitività del tessuto industriale italiano. Nonostante ciò, settori come il manifatturiero avanzato, la meccanica di precisione, il comparto farmaceutico e le tecnologie verdi continuano a registrare buone performance, grazie anche al sostegno di fondi europei e programmi comunitari.
La BEI e la Commissione Europea hanno recentemente messo a disposizione nuove linee di credito agevolato e strumenti di garanzia pubblica, ma la loro diffusione resta limitata. Le imprese italiane, spesso di piccola dimensione e con ridotta capacità amministrativa, faticano ad accedere a questi canali. A complicare il quadro, vi è anche un ritardo culturale e normativo nell’utilizzo di strumenti alternativi al credito bancario: minibond, crowdfunding, private equity e mercati secondari non riescono ancora a coprire la distanza con i sistemi più evoluti di Francia e Germania.
La necessità di accelerare gli investimenti è tuttavia stringente: la transizione digitale ed energetica richiede risorse ingenti e la concorrenza internazionale non lascia spazio a ritardi. Senza un’integrazione più efficace tra politiche pubbliche e iniziative private, l’Italia rischia di perdere terreno rispetto ai principali competitor europei. La soluzione non può che passare da una regia centrale che coordini strumenti di sostegno, semplifichi l’accesso al credito e incentivi l’apertura delle imprese ai capitali privati.
Se le istituzioni riusciranno a sciogliere questo nodo, il sistema produttivo italiano potrà ritrovare slancio, sfruttando la tradizione di resilienza e la capacità innovativa che da sempre lo contraddistinguono. Diversamente, la stretta creditizia continuerà a comprimere le prospettive di crescita, innescando un circolo vizioso tra riduzione degli investimenti, bassa produttività e stagnazione economica.




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