L’Italia e il nuovo ciclo industriale europeo
- Giuseppe Politi

- 27 ott
- Tempo di lettura: 1 min
Il 2026 segnerà l’avvio di una nuova stagione per l’industria europea. la ricollocazione produttiva, gli investimenti green e la corsa alla digitalizzazione ridisegnano la geografia economica del continente. l’italia, con la sua rete di distretti specializzati, è chiamata a un salto di qualità: trasformarsi da subfornitore a hub tecnologico di riferimento per la manifattura sostenibile.
la produzione industriale italiana, dopo il rallentamento del 2025, mostra segnali di ripresa. meccanica, farmaceutica, agroalimentare e componentistica si confermano pilastri della competitività nazionale. tuttavia, la sfida resta quella della produttività: senza un aumento dell’efficienza e dell’automazione, l’italia rischia di perdere terreno rispetto a germania e francia.
il pnrr e i fondi europei per la transizione verde rappresentano un’occasione irripetibile. servono però una governance più agile, investimenti in capitale umano e una vera politica industriale di filiera. il modello vincente sarà quello delle reti tra imprese, università e centri di ricerca, capaci di generare innovazione diffusa e scalabile.
la reindustrializzazione non significa tornare al passato, ma costruire un nuovo equilibrio tra produzione e sostenibilità. il futuro industriale dell’italia dipende dalla capacità di conciliare tradizione manifatturiera e rivoluzione digitale, qualità artigianale e robotica avanzata.




Commenti