L’Italia delle regioni: la nuova geografia economica del Paese
- Giuseppe Politi

- 13 nov
- Tempo di lettura: 1 min
L’Italia del 2026 mostra una mappa economica sempre più frammentata, ma anche ricca di potenzialità. Il Nord resta il motore produttivo nazionale, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai vertici per export, innovazione e reddito pro capite. Il Centro consolida la sua posizione nei servizi e nel turismo, mentre il Sud inizia a mostrare segnali di rinascita grazie ai fondi PNRR e ai nuovi investimenti infrastrutturali.
Il dualismo territoriale rimane, ma si sta trasformando. Città come Bari, Napoli e Palermo stanno attirando start-up e investimenti nel settore digitale, mentre il porto di gioia tauro e l’area industriale di taranto si rilanciano come poli logistici mediterranei.
La vera sfida è coordinare sviluppo locale e politiche nazionali. Le regioni chiedono maggiore autonomia, ma serve una visione comune che valorizzi le eccellenze territoriali senza creare nuove disuguaglianze.
Il futuro dell’Italia passa dalla sua capacità di essere un mosaico produttivo integrato: industria al nord, servizi al centro, energia e turismo al sud. Se il paese saprà unire queste forze, potrà tornare a crescere in modo equilibrato e duraturo.
La coesione territoriale non è un sogno politico, ma una condizione necessaria per la competitività del sistema-paese.




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