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L’indice RTT di Confindustria chiude il primo trimestre in calo: segnali contrastanti dalle imprese italiane

Il primo trimestre del 2024 si è chiuso con un bilancio negativo per il fatturato reale delle imprese italiane, secondo i dati dell’indice RTT (Real Time Turnover) elaborato dal Centro Studi di Confindustria in collaborazione con TeamSystem. Il RTT, che monitora l’andamento delle vendite in tempo reale grazie all’analisi di milioni di dati fiscali, ha registrato una contrazione generalizzata che riflette le difficoltà di un sistema produttivo ancora esposto alle incertezze macroeconomiche e geopolitiche.


Nel dettaglio, gennaio ha segnato una riduzione del fatturato a prezzi costanti pari al -0,4%, mentre febbraio ha visto una lieve flessione del -0,2%. Il dato di marzo ha aggravato il quadro, con un calo più marcato del -4,4%. Complessivamente, il primo trimestre si è chiuso con una riduzione superiore al -1,6% rispetto al trimestre precedente. Le cause principali del rallentamento sono da ricondurre alla debolezza della domanda interna, alla frenata delle esportazioni e al progressivo irrigidimento delle condizioni finanziarie.


Dal punto di vista settoriale, l’industria ha subito un deterioramento importante. Dopo un febbraio relativamente stabile, a marzo la produzione industriale ha segnato una contrazione del -5,6%, colpendo in particolare i comparti della meccanica, della chimica e dell’automotive. Anche i servizi, che avevano mostrato una maggiore resilienza nei mesi precedenti, hanno evidenziato una battuta d’arresto del -3,2%, penalizzati in particolare dalla contrazione nei comparti turistico e ricreativo, ancora soggetti agli effetti indiretti delle tensioni internazionali e del rallentamento dei consumi.


Le costruzioni hanno registrato una flessione del -2,0% a marzo, seppure con un'intensità minore rispetto ai mesi di gennaio e febbraio, quando la scadenza degli incentivi edilizi aveva generato una brusca riduzione della domanda. Il rallentamento si è attenuato grazie a nuovi programmi di rigenerazione urbana e ad alcune misure di sostegno promosse a livello regionale.


Dal punto di vista geografico, la dinamica negativa ha interessato in modo disomogeneo le varie aree del Paese. Il Nord-Ovest ha registrato la contrazione più severa, con un calo del -8,7% del fatturato a marzo, riflesso di una maggiore esposizione al settore manifatturiero in difficoltà. Il Centro ha perso il -3,9%, il Nord-Est il -3,0% e il Sud il -1,6%, confermando la maggiore fragilità del sistema produttivo meridionale, sebbene con una caduta meno accentuata.


Le imprese di dimensioni maggiori hanno mostrato una vulnerabilità più marcata: le aziende con oltre 250 dipendenti hanno visto il fatturato crollare del -13,3% a marzo, seguite dalle imprese medie (-3,6%) e da quelle piccole (-6,5%). Questa dinamica è legata alla maggiore esposizione delle grandi imprese ai mercati internazionali, penalizzati dal rallentamento del commercio globale.


Ad aprile, i primi dati disponibili mostrano un rimbalzo dell’indice RTT, con una crescita del +5,7% rispetto a marzo. La ripresa è stata trainata soprattutto dai servizi (+7,6%), seguiti dall’industria (+5,3%) e dalle costruzioni (+3,9%). Tuttavia, la ripartenza appare ancora fragile e influenzata da fattori contingenti, come il miglioramento climatico stagionale che ha favorito il settore delle costruzioni e un parziale recupero dei consumi in occasione delle festività pasquali.


Le aspettative delle imprese, secondo i principali indicatori di fiducia, restano improntate alla cautela. L’indagine Istat sulla fiducia delle imprese di aprile ha evidenziato un lieve calo sia per l’industria sia per i servizi, con una riduzione degli ordini e una stagnazione dei programmi di investimento. Il credito bancario, pur beneficiando di un leggero calo dei tassi di interesse, continua a mostrarsi selettivo e difficilmente accessibile, specialmente per le PMI.


Sul fronte della domanda interna, i consumi delle famiglie rimangono deboli. Le vendite al dettaglio nei primi tre mesi del 2024 sono diminuite dello 0,6% rispetto all’ultimo trimestre del 2023. La dinamica inflazionistica, pur in rallentamento, continua a erodere il potere d’acquisto, incidendo negativamente sulla propensione alla spesa, soprattutto per i beni durevoli.


Le esportazioni, tradizionale motore dell’economia italiana, risentono della minore domanda proveniente dai principali partner europei e dal rallentamento del commercio internazionale. In particolare, si registra un calo delle esportazioni verso Germania e Cina, mercati fondamentali per il made in Italy, che pesano sulle prospettive per l’intero settore manifatturiero.


In questo contesto, le imprese italiane si trovano a operare in un quadro di grande incertezza, caratterizzato da margini di crescita ridotti e da una competizione internazionale sempre più aggressiva. Le previsioni per i prossimi mesi dipenderanno in larga misura dall'evoluzione della domanda interna, dalle condizioni finanziarie e dalla capacità del sistema produttivo di innovare e investire in nuove tecnologie.

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