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L’economia italiana tra resilienza e rischi di stagnazione

Il 2025 si apre con un quadro macroeconomico italiano segnato da una doppia dinamica: da un lato la capacità delle imprese di resistere alle pressioni esterne, dall’altro la difficoltà strutturale a innescare una crescita sostenuta. Il PIL mantiene un andamento positivo, ma inferiore alla media europea, frenato dal calo degli investimenti pubblici e da un rallentamento nei consumi interni. La produttività, rimasta sostanzialmente piatta negli ultimi dieci anni, continua a rappresentare l’anello debole della catena competitiva del Paese.


La resilienza del tessuto produttivo, composto prevalentemente da piccole e medie imprese, è stata favorita dalla spinta all’internazionalizzazione e dalla digitalizzazione, soprattutto nei settori manifatturiero e dei servizi avanzati. Tuttavia, l’inflazione ancora sopra i livelli pre-pandemia riduce il potere d’acquisto delle famiglie, mentre il rialzo dei tassi d’interesse ha reso più onerosi i finanziamenti alle imprese.


La sfida politica consiste nel rilanciare la produttività attraverso investimenti mirati in infrastrutture, formazione e ricerca. Il PNRR, se attuato in maniera efficiente, potrebbe rappresentare il catalizzatore di un ciclo di crescita, ma la lentezza burocratica rischia di comprometterne i benefici. L’alternativa, ossia una stagnazione di lungo periodo, avrebbe effetti deleteri sulla capacità di attrarre capitali e mantenere livelli occupazionali stabili.


In questo scenario, il sistema bancario italiano gioca un ruolo chiave: sostenere le PMI con strumenti di credito più flessibili e con un accesso facilitato alle garanzie pubbliche potrebbe ridurre il gap competitivo. Tuttavia, senza un coordinamento tra politica industriale e politiche fiscali, la resilienza rischia di trasformarsi in una mera sopravvivenza.


La lezione da trarre è che l’Italia non può più basarsi esclusivamente sulla sua storica capacità di adattamento: occorre una visione strategica che sappia coniugare rigore finanziario, innovazione e inclusione sociale. Solo così la resilienza diventerà crescita sostenibile.

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