L’AI nel settore finanziario: opportunità e rischi
- Giuseppe Politi

- 25 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Nel 2025 l’intelligenza artificiale (IA) si conferma una delle tecnologie più trasformative per l’intero comparto finanziario. Dalla gestione patrimoniale ai prestiti, dal trading algoritmico alla compliance, l’adozione di sistemi basati su machine learning, reti neurali e modelli predittivi è ormai pervasiva e sta rivoluzionando i modelli operativi di banche, assicurazioni, fondi e fintech.
Le principali banche italiane ed europee hanno implementato strumenti di IA per automatizzare processi ad alta intensità di dati: valutazione del merito creditizio, rilevamento di frodi, segmentazione della clientela e ottimizzazione dei portafogli. Gli asset manager fanno largo uso di algoritmi per allocare capitali in modo dinamico, tenendo conto di segnali di mercato non lineari e di correlazioni nascoste tra variabili macroeconomiche.
Le insurtech stanno trasformando il settore assicurativo grazie a strumenti predittivi per la stima dei sinistri, l’analisi dei comportamenti di guida o salute e la personalizzazione delle polizze. Il tutto in un contesto di crescente efficienza, ma anche di nuovi rischi: modelli opachi (“black box”), bias algoritmici, esposizione a cyber attacchi e problemi di responsabilità in caso di errori decisionali automatizzati.
Il trading ad alta frequenza (HFT), già protagonista da un decennio, ha raggiunto livelli di sofisticazione senza precedenti, grazie alla combinazione di IA e infrastrutture computazionali avanzate. Tuttavia, la sua crescente incidenza nei mercati solleva timori di instabilità sistemica, manipolazione indiretta dei prezzi e difficoltà nella supervisione regolamentare.
A livello normativo, l’Unione Europea ha compiuto passi significativi con l’AI Act, entrato in vigore nel 2025, che classifica i sistemi di IA in base al rischio e impone specifici requisiti per quelli ad alto impatto. Il settore finanziario rientra tra quelli a vigilanza rafforzata, imponendo trasparenza, auditabilità e governance degli algoritmi. Le autorità italiane, come Banca d’Italia e CONSOB, hanno attivato task force specializzate per la sorveglianza tecnologica e la protezione degli utenti.
Dal punto di vista economico, l’adozione dell’IA comporta un aumento della produttività e una riduzione dei costi operativi, ma anche una riconfigurazione delle competenze lavorative. Molte figure intermedie rischiano di essere sostituite, mentre cresce la domanda di data scientist, ingegneri dell’IA, esperti di etica digitale e cyber risk.
L’Italia si trova in una posizione intermedia: dispone di buoni centri di ricerca e start-up innovative, ma soffre la mancanza di un ecosistema di capitali di rischio adeguato e una lentezza cronica nell’integrazione pubblico-privata. Tuttavia, i fondi europei e il PNRR offrono margini per accelerare la digitalizzazione finanziaria in chiave etica e sostenibile.
In conclusione, l’IA non è solo un mezzo tecnico, ma un nuovo paradigma della finanza. Il suo impatto andrà oltre l’efficienza operativa: ridisegnerà le regole della fiducia, della trasparenza e della relazione tra intermediari, investitori e autorità. Governarla con intelligenza, visione e rigore sarà la vera sfida dei prossimi anni.




Commenti