Italia 2026: turismo e servizi come motore della nuova crescita
- Giuseppe Politi

- 2 ott
- Tempo di lettura: 2 min
Dopo anni di difficoltà e incertezze, il settore dei servizi e del turismo italiano torna a rappresentare il motore più dinamico della crescita economica nazionale. Nel 2025 il comparto ha generato oltre il 73% del PIL, con un incremento del 4,2% rispetto all’anno precedente. Le previsioni per il 2026 indicano un ulteriore consolidamento, trainato da una ripresa strutturale della domanda internazionale, dall’innovazione digitale e da una crescente professionalizzazione dell’offerta turistica.
Le grandi città d’arte — Roma, Firenze, Venezia, Milano e Napoli — registrano un afflusso record di visitatori, ma la vera novità arriva dai centri medi e dalle aree interne. L’Italia “diffusa”, sostenuta dai programmi del PNRR e dal turismo esperienziale, sta riscoprendo un ruolo strategico nell’attrarre viaggiatori attenti alla sostenibilità e all’autenticità. Le strutture ricettive di piccole dimensioni, i borghi e le località naturalistiche rappresentano ormai oltre il 35% della spesa turistica complessiva.
Parallelamente, il settore dei servizi professionali e delle consulenze mostra un’espansione costante. La digitalizzazione delle imprese e la crescita del lavoro autonomo hanno generato una nuova domanda di assistenza legale, fiscale, amministrativa e strategica. Milano e Bergamo si confermano poli di riferimento, ma cresce anche il peso di città come Bari, Bologna e Palermo, capaci di attrarre giovani professionisti e start-up innovative.
La transizione digitale e la sostenibilità ambientale sono i due pilastri della nuova competitività italiana. Nel 2025 gli investimenti nel settore “green & smart services” hanno superato i 15 miliardi di euro, creando oltre 80.000 nuovi posti di lavoro. L’Italia, da Paese manifatturiero, sta diventando una piattaforma di servizi integrati, dove turismo, cultura, tecnologia e consulenza convergono in un ecosistema economico ibrido e flessibile.
Il futuro dipenderà dalla capacità di coordinare le politiche locali con quelle nazionali: infrastrutture efficienti, formazione continua e attrazione di capitale umano saranno le chiavi per consolidare questa traiettoria positiva. Se ben governata, la crescita dei servizi potrà rappresentare il punto di svolta per l’economia italiana del 2026: meno dipendente dalla finanza pubblica e più trainata dall’iniziativa privata.




Commenti