top of page

Inflazione alimentare e potere d’acquisto: le famiglie italiane sotto pressione

Nel 2025 l’inflazione alimentare continua a incidere profondamente sul bilancio delle famiglie italiane. Dopo il picco registrato tra il 2022 e il 2023, i prezzi dei generi alimentari non sono tornati ai livelli pre-crisi, consolidando un nuovo equilibrio al rialzo che erode il potere d’acquisto soprattutto nei nuclei a basso reddito. Frutta, verdura, pane, pasta, latticini e carni hanno registrato incrementi medi superiori al 20% rispetto al quinquennio precedente.

Le cause dell’inflazione alimentare sono molteplici e strutturali: i cambiamenti climatici hanno reso più instabile la produzione agricola, determinando scarsità di offerta e aumento della volatilità nei prezzi delle materie prime. Le annate siccitose e gli eventi estremi (alluvioni, gelate, incendi) hanno ridotto i raccolti in Italia e in Europa, con particolare incidenza su cereali, ortaggi e olio d’oliva.

A ciò si sommano gli effetti della crisi energetica, che continua a colpire la logistica, la trasformazione e la conservazione degli alimenti. Il rialzo dei costi per carburanti, fertilizzanti e packaging grava sull’intera filiera agroalimentare, costringendo produttori e distributori a riversare gli aumenti sul consumatore finale.

L’Italia, pur vantando una delle produzioni agroalimentari più variegate e competitive d’Europa, è fortemente dipendente dall’importazione di materie prime agricole — grano, mais, semi oleosi — e si trova vulnerabile a dinamiche internazionali su cui ha scarso controllo. Le tensioni commerciali globali, il protezionismo agricolo e i limiti strutturali della PAC (Politica Agricola Comune) aggravano il quadro.

L’impatto sociale di questa dinamica è evidente: secondo i dati ISTAT, oltre 2,5 milioni di famiglie italiane hanno modificato in modo strutturale le proprie abitudini alimentari, riducendo la qualità nutrizionale dei pasti e aumentando il consumo di prodotti a basso costo e scarsa freschezza. Crescono le richieste di assistenza alimentare presso enti caritativi, soprattutto nelle periferie urbane e nel Mezzogiorno.

Le politiche pubbliche di contrasto si sono finora concentrate su misure tampone — bonus spesa, IVA ridotta su alcuni beni, sostegni straordinari al reddito — senza affrontare le cause strutturali. Mancano strategie efficaci per ridurre la dipendenza da importazioni agricole, rilanciare la sovranità alimentare, digitalizzare le filiere e sostenere l’agricoltura sostenibile a chilometro zero.

In parallelo, la grande distribuzione si trova nel mirino delle polemiche: se da un lato subisce gli aumenti dei fornitori, dall’altro viene accusata di scarso contenimento dei rincari e di scaricare le pressioni sui piccoli produttori, sempre più marginalizzati nei processi di formazione dei prezzi.

Nel medio periodo, l’unica via percorribile è quella della riconversione agricola e logistica, unita a una politica industriale del cibo che coniughi sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e accessibilità economica. L’inflazione alimentare, se non governata, rischia di trasformarsi in un fattore permanente di disuguaglianza.

Commenti


Le ultime notizie

bottom of page