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Inflazione alimentare e consumi: come cambiano le abitudini delle famiglie

L’inflazione alimentare in Italia resta su livelli sostenuti, pur mostrando segnali di attenuazione rispetto ai picchi del biennio precedente. Tuttavia, l’impatto sulle abitudini di consumo delle famiglie è già visibile: si riduce la spesa media per prodotto, si privilegiano i discount, aumentano le rinunce qualitative e si consolida una nuova gerarchia negli acquisti.

Molti nuclei familiari modificano la propria dieta non per scelta, ma per necessità. Il consumo di carne rossa è in calo, mentre crescono legumi, uova e surgelati. I prodotti locali e a km zero vengono preferiti per motivi sia economici sia ambientali. Le promozioni guidano i comportamenti d’acquisto molto più della marca. Si compra meno ma più spesso, nel tentativo di evitare sprechi e seguire l’oscillazione dei prezzi settimanali.

Le famiglie a reddito medio-basso sono quelle che subiscono maggiormente l’erosione del potere d’acquisto. Anche in presenza di aumenti nominali delle retribuzioni, la capacità reale di sostenere un paniere alimentare equilibrato si è ridotta. L’impatto è particolarmente marcato nelle aree urbane del Sud e nei piccoli comuni non serviti da grande distribuzione.

Un effetto collaterale riguarda la salute: la riduzione del consumo di frutta fresca, pesce e alimenti integrali rischia di peggiorare la qualità nutrizionale complessiva. Aumentano gli acquisti di cibi processati e a lunga conservazione, più economici ma meno salubri. Le fasce più giovani si affidano sempre più ai pasti veloci, anche per ragioni di tempo, complice l’incremento del lavoro precario.

La GDO, intanto, adatta l’offerta: cresce la presenza di private label, si sperimentano formule di risparmio strutturato, si introducono programmi fedeltà più sofisticati e digitalizzati. I mercati rionali e i gruppi di acquisto solidale vivono una nuova stagione di interesse, specie nei contesti metropolitani.

Il 2025 segna quindi un cambiamento strutturale: il cibo torna a essere un indicatore della condizione sociale e del benessere familiare. Le scelte alimentari diventano termometro di stabilità, consapevolezza e adattamento. In assenza di politiche redistributive efficaci e di un contenimento strutturale dei prezzi, l’alimentazione rischia di trasformarsi in un altro fronte di diseguaglianza sociale.

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